15.4.06

Via 1ª = 01-08

Socializzazione degli egoismi

Il tuo potere autoespressivo e di creatività (esagramma 01) attrae l'attenzione altrui, e nella misura in cui esso è ricerca evolutiva dei migliori modi dell’agire, esige la solitudine dell’elaborazione interiore. In tal modo lavorare per il bene collettivo consegue al lavoro interiore, e la creatività si fa sempre più libera e disinteressata. Ciò promuove in te anche la facoltà negoziale di arti e idee, in quanto l’immaginativa morale, che alberga in te secondo le “leggi della solidarietà” (esagramma 08) è notevole. Infatti sapere interessare la gente su ciò che è bello, equo, e vero, è tipico di chi in base a tali “leggi” riesce a promuovere qualcuno o qualcosa. Anche quando non tutti ti seguono, occorre tirare avanti da soli per la nostra strada. Questa è la strada della socializzazione degli egoismi. E vale per il tempo presente. Senza immaginativa morale (esagramma 01) l’uomo sarebbe sempre alla ricerca di leggi morali dirette da fuori di sé, oppure di qualcuno che abbia le qualità del leader a cui potersi ispirare. Nel regno umano, invece, creatività e solidarietà vivono insieme, e ciò forma l’individuale potere di conoscenza immaginativa e del relativo comportamento morale. Che lo studio seguente dell’uno e dell’otto ti siano propizi.

Esagramma 01: Il creativo
Il successo umano deriva da creatività cosmica proveniente da profondità primordiali in cui vige l’“indivisibilità” del benessere. Prendere coscienza di tale indivisibilità, è prendere coscienza dell’Uno rispetto al molteplice. Per esempio, chi pensa solo al proprio interesse economico e crede di poter separare il bene proprio da quello degli altri, dimostra di non saper fare il proprio interesse.
La tua e altrui felicità possono attuarsi solo perseverando nell’equità. Perché la creativa luce primordiale dell’Uno e quella attiva nello spirito umano sono la medesima realtà, la cui qualità intrinseca è la forza di muoversi svincolata da qualsiasi condizione spaziale o fissità.
La luce è immateriale e non può essere misurata. La sua immagine è il cielo, e il celato traspare nell’umano in quanto moto fondato sul tempo. La potenza del tempo è nell’uomo perseveranza nella durata della sua creatività; nel cosmo è incontrovertibilità dell’operare divino. L'azione creativa di tale operare forma nei popoli il cittadino sovrano, guidandoli e svegliandoli tramite forza stellare nella loro natura superiore da sviluppare come fiore primaverile.
L'inizio di tutte le cose sta in questo unitario mondo spirituale sotto forma di idee che devono ancora realizzarsi. Nel regno umano tale inizio è insito nella forza di conferire forma a queste immagini primarie delle idee, come quando il colare di pioggia dall’alto e dal basso (Genesi 2,6) verso ogni singolo ente, conferisce nuovamente loro ogni forma.
In questo consiste il successo umano: osservare in tempo reale la luce di cause ed effetti, secondo il culto della luce di ogni tempo, e del tempo presente, che ha la forza di vincere l’anacronistico drago, avverso al riconoscimento e alla realizzazione del senso universale delle cose. Il senso è tuttavia percepibile nei fenomeni condizionati dal tempo, il quale conferisce loro l’inizio e la fine.
Nella misura in cui ogni gradino raggiunto è contemporaneamente preparazione del successivo, questo tuo potere non ha fine: perché il tempo è il mezzo, non l’impedimento per realizzare il possibile, secondo le salde leggi di ogni avvenimento, capaci di creare anche stati durevoli.

Esagramma 08. Solidarietà
La solidarietà è la forza unitiva che collega i singoli esseri umani come gocce della medesima acqua. L'immagine dell’acqua che sulla terra scorre raccogliendosi dovunque la esprime simbolicamente, per es., nel mare dove si radunano tutti i fiumi.
Quando la consapevolezza sociale si risveglia, la riflessione pensante riconosce la fraternità reale come scoperta della solida­rietà economica, secondo la qua­le tutti abbiamo bisogno di tutti. Allo stesso modo riconosce che le tre idee di “fraternità”, “libertà”, e “uguaglianza”, essendo tri-unitarie, possono attuarsi solo nelle loro rispettive e tri-articolate sfere naturali: la prima, nella sfera economica, la seconda, nella sfera culturale-spirituale, e la terza, nella sfera politico-giuridica. Diversamente, cioè fuori dai loro rispettivi canali di attuazione, esse vengono subito distorte da forze contrarie all’evoluzione dell’umanità.
Chi sa riconoscere che la cooperazione degli uomini nella vi­ta economica deve fondarsi su quella fratellanza che sorge dall­’associarsi, non può pertanto disconoscere la rela­tiva indipendenza mirante a realizzare l’impulso della libertà nel campo spirituale-culturale, né quella del sistema del diritto pubblico, riguardante i rapporti puramente umani da persona a persona mirante ad attuare ­l’idea di eguaglianza. Perché solo comprendendo la vita dell’organismo sociale attraverso i rapporti di tale principio tri-unitario è possibile avvicinarsi alle “leggi della solidarietà” (Cfr. I King, Ed. Astrolabio, pag. 94), secondo un pensare non meramente logico ma conforme alla realtà.
Solo così, cioè attraverso riforme del diritto societario riguardanti l’attuale dominio della carta (persona giuridica nel linguaggio giuridico) sulla carne (persona fisica), si può impedire all’astratto di dominare il concreto, e promuovere la liberazione degli schiavi o dei deboli.
I deboli possono solidarizzare fra di loro solo per l'influenza di ferma determinazione a volere, rinvenibile nella loro individuale sindéresi, cioè nell’interiore posto direttivo, assunto come necessario e imprescindibile criterio d'unione: non si tratta di aggregarsi ad altri per completarsi reciprocamente e favorirsi in solidarietà nel regno della quantità, ma della qualità. Per un tale raduno vi deve essere un centro qualitativamente riconosciuto attorno al quale raccogliersi.
Ecco perché diventare il centro di raccolta di collettività umane è cosa difficile e di grande responsabilità: occorre grandezza interiore, coerenza, e forza per farlo.
Per stabilire se si è all’altezza di tale qualità di impresa e radunare soci attorno a sé, occorre dunque esaminare se stessi. Il sigillo di chi è chiamato ad associarsi non è qualcosa di anacronistico, come per esempio l’individualismo egoistico partitocratrico-economicistico, né astrattamente velleitario, astrologico, o magico. È esclusiva conformità alle esigenze sociali del tempo presente, e consiste nell’idea di socializzazione degli egoismi. Qui, l’esagramma 08 si collega all’esagramma 01, esattamente come nel campo musicale i suoni si ricollegano alle relative ottave.
Oggi è infatti tempo di prendere coscienza dell’indivisibilità del benessere: i tempi hanno infatti dimostrato che ciò non può avvenire col buonismo o con il volontarismo (per es.: no profit, volontariato, catechismi vari, ecc.).
Le filosofie del sentimento (cattolicesimo) e della volontà (il contenuto del concetto di volontà qui inteso non riguarda la mera intenzione a volere, che è ancora determinazione del pensare (sistema nervoso), bensì la volontà in atto (sistema metabolico), cioè il consumo di energia, o ATP, per esempio: l’attivismo, lo statalismo, o il “dover essere” kantiano inteso come mera esecuzione di ordini) hanno infatti dimostrato che non possono nulla senza trasformarsi in filosofie del pensare e della libertà di pensare. Oggi occorre riconoscere che l’interesse non è un male, e che “inter-essere” è l’unica forma possibile di associarsi. Ecco perché “chi crede di poter separare il bene proprio da quello degli altri, dimostra di non saper fare il proprio interesse”.
“Epicheia”, cioè “equità”, è la parola chiave del presente e del prossimo futuro, in quanto è
riforma del diritto societario tendente ad attuarsi secondo giustizia reale, vale a dire non secondo il rigore della legge, ma secondo natura e convenienza di tutti. Questa è infatti l’era dell’“acquario”, portatrice di consapevolezza e di giustizia reali. La parola “equo” risuona anche dall’antico “equus”, “cavallo”. I soldati che combattevano a cavallo erano i cavalieri e i cavalieri più importanti erano quelli di Re Artù che sedevano alla Tavola Rotonda, quindi ordinati non secondo la solita gerarchia di tipo piramidale, ma secondo ordine naturale di tipo circolare o sferico, in cui i molteplici “raggi” si rapportino al medesimo centro: secondo uguaglianza, libertà e solidarietà: e solo a questo ordine, nel futuro, l’umanità si dovrà attenere. Ecco perché ai legislatori, che ancora regolino collettività attraverso fiscalità, iniquamente imposte, spetta innanzitutto il compito della riforma del diritto societario.
Anche se da 2000 anni esistono i vangeli, non sappiamo molto dell'idea di Gesù sui tributi a Cesare. Oggi Cesare è il popolo! Così dobbiamo predicare al mondo una nuova morale delle tasse perché essa non esiste ancora. Oggi è necessario che il singolo individuo abbia un criterio, e decida di vivere conformandosi ad esso, generando dentro se stesso impulsi morali.

Via 2ª = 02-14 (in fieri)

Via 3ª = 03-60 (in fieri)

Via 5ª = 05-15

Potere del ritmo

Il potere del ritmo è il potere statale del diritto e il potere del cuore: perché ogni battito ha giustizia temporale e periodica in se stesso. Lo Stato è infatti il cuore dell’organismo sociale, e là dove lo Stato è anacronistico o interferisce periodicamente in campi che esulano dalla sua logica, come per esempio quella del mercato o quella della ricerca, si affanna e si ammala, generando malore in tutto l’organismo sociale.
In ogni cittadino, la percezione di sé attraverso la capacità di attendere i ritmi fissi e di rispettare i ritmi altrui, conferisce sovranità.
Il potere del ritmo riguarda infatti la sovranità della collettività. Esso scandisce un ritmo fisso universale, valido per tutti gli esseri, e conferisce nel singolo un senso di sicurezza, derivante dal fatto che tutto segue un ritmo universale.
Ecco perché chi ha questo potere genetico ama, da un lato, avere ritmi fissi e precisi nella sua vita, e quindi tende ad essere abbastanza metodico, ma non negandosi, dall’altro, il piacere di ritmi estremi, usando, sempre nella comprensione degli altri, ritmi di vita molto differenti, e preferendo la propria libertà di fluire, nell’accettazione della immensa diversità di tutte le forme viventi.
Questo tuo potere di armonizzare cosmicamente i tuoi ritmi personali ti dona un particolare magnetismo: la tua abilità di accettare senza giudicare i ritmi degli altri consiste nella tua particolarmente luminosa aura e amplifica il potere e l’attrazione del tuo monopolio magnetico.
Tutti gli esseri hanno bisogno di essere alimentati dall’alto. Ma l’elargizione di alimento ha il suo tempo e bisogna attenderlo. Le nuvole nel cielo elargiscono la pioggia che rallegra tutto ciò che cresce, munendo l’uomo di cibo e bevanda. Questa pioggia viene a suo tempo. La vera forza non agisce precipitosamente davanti al pericolo ma sa attendere, mentre è solo la debolezza che davanti al pericolo finisce con l’agitarsi, dato che non ha la pazienza di attendere.
Nella misura in cui sei verace hai luce e riuscita. Persevera riuscirai. Attendere non è vano sperare in quanto hai la certezza interiore di farcela. Solo questa certezza interiore da’ l’unica luce adatta alla riuscita, e ciò ti porta a perseverare promuovendo in te salute e forza per il tuo percorso.
Se un pericolo ti sta davanti, devi superarlo. Debolezza e impazienza non ti servono. Solo il forte può affrontare il suo destino, dato che è capace di perseverare nell’attesa (esagramma 05) e nella sua interiore sicurezza: vera forza. Questa forza si manifesta attraverso veracità inesorabile. Sai vedere le cose come sono, guardandole diritte in faccia. Ecco perché dagli avvenimenti sai scorgere la luce necessaria a riconoscere la via per riuscire. A questo riconoscimento deve seguire decisamente il tuo agire perseverante: poiché soltanto se si va decisi incontro al proprio destino si può affrontarlo. Allora si può attraversare la grande acqua, cioè decidersi e superare il pericolo.
Le nuvole che salgono nel cielo offrono l’immagine dell’attesa. Così l’essere umano nobile, nell’attesa, mangia e beve, ed è lieto e fiducioso: quando le nubi salgono nel cielo è indizio di pioggia. Non si può fare altro che attenderne la caduta.
Così avviene anche nella vita quando un destino si prepara. Finché il momento non è ancora giunto non bisogna darsi pensiero, né voler plasmare il futuro intervenendo e affaccendandosi. Occorre invece accumulare tranquillamente forza, per il corpo, mangiando e bevendo, per lo spinto, stando allegri e di buon umore. Il destino sopravviene spontaneo, da solo. Allora si è pronti.
Il rappresentante del cielo in terra è come un’altura montana capace di elargire benedizioni del cielo: le nubi e la pioggia che si radunano attorno alla sua cima, e di farle discendere, per poi splendere trasfigurato da luce celeste. Ciò mostra la sua modestia (esagramma 15; la qualità della terra è infatti lo stare in basso, e proprio perciò l’altura terrestre stando al di sopra è qui esaltata come modestia) e l’effetto di questa modestia in uomini elevati e forti, che ne vengono anch’essi esaltati.
La modestia crea riuscita nella tua nobiltà d’animo, e pertanto non puoi non riuscire a portare a termine i tuoi progetti.
Antichissima legge di natura celeste è quella del vuotare ciò che è colmo e di riempie ciò che è modesto: quando il sole sta al culmine deve volgere al tramonto seguendo la legge celeste, e quando sta nel punto più profondo sotto la terra va verso un suo nuovo sorgere. Secondo la medesima legge, quando la luna è piena, cala, e quando è vuota ricomincia a crescere. Questa legge celeste opera anche nel destino degli uomini: il pieno si modifica ed finisce nel modesto; i monti alti vengono asportati dalle acque, e le vallate riempite. La legge delle potenze del destino è quella di danneggiare ciò che è pieno e di elargire fortuna a ciò che è modesto.
Anche gli uomini odiano il pieno ed amano il modesto. I destini seguono leggi fisse, che si esplicano con rigore. Ma è nel potere dell’uomo plasmare la sua sorte a seconda del suo comportamento esponendosi all’influenza di forze benigne o a quella di forze deleterie. O grande anima! Essendo in alto e mostrandoti modesta splenderai nella luce della saggezza. Essendo in basso e mostrandoti modesta, nessuno potrà scavalcarti. Così il nobile che è in te riesce a portare a termine la sua opera, e non si vanta della cosa compiuta.
Osserva un’altura, una montagna. È l’immagine della modestia. Così il nobile diminuisce quello che è troppo, ed aumenta quello che è poco. Egli pondera le cose e le rende uguali. Alto e profondo allora si compensano, ed il risultato è la pianura.
Così dovrebbe agire il politico onorevole quando mette ordine in terra: compensare i contrasti sociali che sono le fonti di discordia, creando condizioni eque e piane, dato che chi si innalza sarà abbassato e chi si abbassa dovrà essere innalzato: “Tutte le valli dovranno essere innalzate e tutte le montagne e colline dovranno essere abbassate, e ciò che è disuguale dovrà diventar piano, e ciò che è gibboso diventare liscio” (Isaia 40,4). Nella Bibbia Dio umilia il superbo, e da’ grazia all’umile, ed anche nella religione dei Parsi vi sono tratti simili. Lo stesso vale per la concezione greca dell’invidia degli dei.
La verità è infatti una sola, e consiste nell’equità (epicheia) del ritmo, che fa della storia qualcosa di sacro, testimoniato da ognuno dei 26 patriarchi della Bibbia, nonché dal numero 26 stesso, somma dei valori numerici del nome di Dio. Quanto segue ne è solo un accenno, tanto per caratterizzare anche da questo punto di vista questo tuo potere ritmico.
Il più grande avvenimento ritmico della storia è quello dell’anno platonico, la cui durata (precessione equinoziale) è di 26 mila anni.
Una simile durata ne fa non un processo ma un evento cosmico, evento che i re magi attendevano nell’anno zero. Sono passati solo due millenni da allora, e non si è ancora ben capito cosa avvenne 2000 anni fa.
Gli avvenimenti a cui si riferiscono i quattro vangeli e i fatti (Atti) degli apostoli, come pure i principali eventi dei primi secoli cristiani, trascendono la semplice storia terrestre, dato che attraverso quegli avvenimenti penetra nella storia della terra un elemento ultraterreno: il cielo diventa terra, e “Dio si fa uomo attraverso l’Agnello cosmico”. Questa espressione non è solo un modo di dire mistico, ma poggia sul fatto astronomico della coincidenza iniziale della nostra era fra costellazioni celesti e segni zodiacali. Solo nel tempo del “cristianesimo primitivo” infatti costellazioni reali e segni zodiacali coincidevano, e solo allora le immagini del cielo potevano evocare realmente per esempio l’avvento precessionale dell’Agnello cosmico. Nell’astrologia “caldaico-nestoriana-ebraica”, il segno dell’“Agnello” non era altro che il segno zodiacale dell’Ariete, evocatore della testa umana, o del cranio, in ebraico ghilgulét, latinizzato poi in “Golgotha, località presso Gerusalemme, dove fu crocifisso il Redentore” (1).
All’inizio della nostra era, traspariva dunque più distintamente che in qualsiasi altra epoca, attraverso immagini fenomeniche visibili dalla terra, la sfera celeste degli archetipi e dei fenomeni prototipici, ed assumeva corpo un’essenza spirituale, ultraterrena e sovrumana: un essere che, concludendo il ciclo dell’anno cosmico che dalla costellazione dei Pesci a quella dell’Ariete, descriveva e descrive il circolo dello zodiaco in un periodo precessionale di 25920 anni, che l’astronomia odierna arrotonda, appunto, a 26 mila anni. Ventisei furono i patriarchi biblici… Ventisei sono le unità che costituiscono il famoso “nome impronunciabile” Yhwh…
Ecco dunque perché il tracciare la storia del cristianesimo e della chiesa, così come essa ci è stata imposta dalla cultura di Stato, senza accennare al cristianesimo primitivo, è qualcosa di deforme, che non può essere accettata, dato che tale storia può essere giustificata, solo dove si compia, per lo meno, il tentativo di rendere visibile, attraverso la molteplicità dei particolari, la grande unità e totalità spirituale che la riguarda.
Invece, nella misura in cui questo tentativo riesce, attraverso tutti gli eventi narrati emerge un volto, appartenente a un cranio (ghilgulét), tramite il quale diviene possibile riconoscere che il cristianesimo primitivo è un’entità vivente, un genio divino-umano.
Se poi si dirige l’attenzione sull’amorevole azione di liberazione cosmica, compiuta da quell’entità, si può perfino affermare che il cristianesimo primitivo è un uomo reale definitivamente incarnato (2).
Nelle consuete trattazioni storiche, al cristianesimo primitivo non viene dunque riconosciuto il valore che ad esso compete.
Perché? Io rispondo dicendo che l’uomo reale, cioè l’umanità, disturba l’uomo fasullo, il quale fa di tutto perché l’Avvento non avvenga.
La libertà infatti spaventa… Fa male…
Per cui si assiste sempre più a fatti che confermano che se da un lato “la verità fa liberi”, dall’altro, la menzogna fa “credenti”!
Ed è proprio attraverso questa “logica” della paura e della menzogna che ci si adagia poi nella fede della religione della BCE o di Bankitalia.
La separazione della trattazione del nuovo testamento da quella della storia reale del cristianesimo, ha come conseguenza che i fatti esposti nel nuovo testamento non vengano presi sul serio, dato che
il loro nucleo centrale, che è punto di svolta di tutta la storia dell’umanità, è sconfessato. Ed è proprio così che la storia delle confessioni religiose viene privata della sua base spirituale e della sua sorgente, vale a dire della sua realtà originale, che è insieme terrena e celeste in senso astronomico: la comparsa dell’io nell’uomo, che precedentemente indicava se stesso in terza persona singolare, attraverso espressioni come “l’anima mia”, “il mio spirito”, “il mio cielo di nascita”, ecc.
Insomma, quanto più l’evento cristico verrà riconosciuto come il punto centrate dell’INTERA storia dell’umanità, tanto più impossibile diventerà il prescindere, per la storia del cristianesimo, da quella dell’umanità pre-cristiana.
“Non si comprende” - scrive Emil Bock – “perché i teologi cristiani debbano attribuire ancora tanto valore allo studio dell’Antico Testamento; e si perde di vista l’intima universalità essenziale del cristianesimo e il suo valore umano universale. Solo imparando a ravvisare nella storia dell’Antico Testamento, come pure nelle altre correnti religiose dell’umanità, la storia precristiana del cristianesimo, i destini dell’entità Cristo precedenti la sua incarnazione, solo allora gli eventi precristiani riacquistano il loro significato più profondo e il cristianesimo il suo valore assoluto. Allora peraltro si rende necessario di riallacciare organicamente la storia cristiana alla precristiana, le vicende narrate nel Nuovo Testamento alla storia esposta nell’Antico. Il cristianesimo primitivo può venir compreso solamente partendo da una totalità veramente universale, che comprenda tutto, o non viene compreso affatto” (3).
Invece i misteri del mondo antico che si avvicinava alla sua fine vennero - e vengono ancora - tenuti deliberatamente segreti.
Infatti chi parla oggi del Golgota?
Trattare storicamente del “mistero del Golgota” e del particolare carattere dell’ambiente in cui esso venne a svolgersi (carattere che conferisce all’ambiente stesso qualche cosa di affine ai “misteri”), è impresa che richiede meraviglia e coraggio. E ciò è alquanto difficile per l’uomo senza meraviglia dei nostri giorni, la cui mentalità scettica e agnostica arriva solo all’antilogica. Oggi l’uomo vive come un decapitato.
L’evoluzione procede infatti non solo verso l’alto ma anche verso il basso, là dove cadono, grazie alla forza di gravità, le teste mozzate cadono. Ed oggi le teste cadono come 2000 anni fa. Allora cadevano perché il senso dell’io umano cominciava a farsi sentire sul luogo del cranio o golgota. Oggi questo nome è divenuto un tabù proprio per ciò che evoca: il capo umano. Quale confessione religiosa ne parla?
Oggi la pace fra le religioni non è raggiunta. E ciò nonostante si pretende creare un nuovo ordine mondiale attraverso democrazie armate, senza minimamente accorgersi che il problema da risolvere è innanzitutto l’anacronismo.
Come fa un nuovo ordine mondiale a manifestarsi con la legge del taglione del vecchio mondo?
Infatti le attuali teste mozzate riguardano uomini che si fanno soldati (assoldati) in nome dei soldi, vale a dire del dio pecus.
Ieri non si moriva solo per il proprio pane, ma per il pane spezzato per tutti.
Ciò che è rimasto identico a ieri è dunque l’identico impulso al massacro (4). Infatti l’antico impulso alla carneficina era, esattamente come oggi, quello di eliminare la nuova mentalità.
Infatti tanto le proscrizioni di Silla, quanto quelle di Ottaviano nascevano dall’avversione per il nuovo modo di pensare. Si facilitava così il trionfo della corrente egizio-diadòcica decadente, che stava sfociando nella storia romana, eliminando in quel modo i veri figli ed i rappresentanti della nuova umanità dell’io, nata da anelito cristico, vale a dire dal potere reale del tempo, del nuovo, di buone nuove (in greco “eu”, “bene”, “aggelion”, “notizia”, in latino: “”evangelium” ).
Ecco perché in eventi di 2000 anni fa è possibile scorgere scene che sono veri e propri simboli di storia universale, aventi pari dignità di qualsiasi storia sacra: Antonio, istigato dalla moglie Fulvia, piena di fanatico odio, comandava che gli fosse portata la testa di Cicerone, e dileggiando cinicamente quella vista orrenda, gli conficcava spilli negli occhi. Cleopatra offriva a Cesare la testa di Pompeo, ed Erodiade contemplava trionfante la coppa sanguinosa recante la testa di Giovanni il Battista. Gli spiriti della sfrenata sete di potere, spettri di un mondo sommerso, odiavano l’uomo nuovo, libero… ODIANO l’uomo libero… Esattamente come oggi.
Odiavano soprattutto la luce dell’io, che sorgeva come una stella sulla fronte dell’uomo, e che sul “luogo del Cranio” (Golgota), segnava col sangue la presenza dell’IO SONO sul pianeta.
Il cranio umano racchiudeva e racchiude la possibilità della liberazione dalla schiavitù.
Nel luogo del cranio umano, il pensare universale poteva essere colto, e l’io sollevarsi, innalzarsi, sorgere e risorgere. Perciò si superava la paura: quella delle belve del Colosseo, quella delle teste mozzate dei proscritti, che venivano ammonticchiate in orride piramidi, come monito imperiale al popolo, e quella dei sicofanti, scribi, camerieri come sempre dei cambiavalute e dei “venditori di colombe”, chiamati da Gesù di Nazaret “razza di vipere”, ipocriti e vanitosi, che dicono e non fanno, che legano pesanti imposte sulle spalle della gente, ed alle quali non vogliono minimamente partecipare, facendo di tutto per essere ammirati, chiamati padri o signori, contrariamente alla parola “non chiamate nessuno signore sulla terra” (Matteo 23,3-12), e imponendo il signoraggio bancario perfino sull’uso della cartamoneta! Non sono cose di ieri, ma di oggi.
L’inizio del primo millennio, e l’inizio del terzo, portano con sé le stesse immagini.
Forse insegnano che qualcosa l’uomo attuale deve cambiare.
Eppure si va ancora verso conati antistorici ed anacronistici per la medesima volontà di 2000 anni fa di eliminare il nuovo, cioè l’individualità. E tutto questo si fa, in nome della specie, o del partito, o dei crocchi, che imperterriti vorrebbero continuare la loro corsa, non più con l’odio verso l’io, ma ad estirpazione dell’io già avvenuta, dato che la decerebrazione in nome del dio pecus è oggi oramai norma normata.
In questo periodo storico, pieno di preparativi per il “nuovo ordine mondiale”, ciò che sta succedendo nel cielo dei Pesci (segno zodiacale rappresentativo dei piedi) e nel gioco del calcio, comunica per filo e per segno ciò che le teste umane dovrebbero recepire: l’asse Pesci-Vergine dovrebbe comunicare all’asse Ariete-Bilancia che l’epicheia, cioè l’equità reale, urge all’uomo, e solo essa dovrebbe muoverlo. Dovrebbe. Ma non lo muove. Perché?
A questo punto si pensi ad un gregge. Chi ha fatto l’esperienza dell’attraversamento di un gregge con la propria auto, ha potuto farlo solo grazie all’intervento di pastori, dato che le pecore, i cui centri neurovegetativi della paura sono ottusi, non arretrano di fronte alla vista di un veicolo. Così è il gregge dell’attuale pseudo umanità: l’uomo si è fatto pecorone. Crede solo nel dio pecunia. E crede più in questo dio pecus che in se stesso. Perciò non può che essere sempre più soggetto a questo suo credo, vale a dire sottomesso, soggiogato.
Le parole chiavi “io sono”, relative all’Ariete, “io credo”, relative ai Pesci, e “io so”, relative all’Acquario, sembrano anzi non avere più nemmeno correlazione precessionale.
L’uomo senza meraviglia sembra sempre più uno che non sa e che “non ne vuole sapere”.
L’avvento di una nuova razza umana schierata contro l’individualità in favore della specie è l’avvento della vera guerra santa connessa col POTERE DEL RITMO, che tu porti in te

NOTE
(1) Vedi alla voce in Ferruccio Calonghi, “Dizionario della lingua latina, Vol. 1°, Ed. Rosenberg & Sellier, Torino, 1951.
(2) http://digilander.libero.it/prigionieropolitico/cosmos.jpg
(3) Emil Bock, “Cesari e apostoli”, Ed. Bocca, Milano, 1954.
(4) Cfr. Antonio Greni, “Apologia del massacro”, Ed. del Leone, 1992.

Via 4ª = 04-63

Pensare conforme alla realtà
Il pensare conforme alla realtà impedisce alla stoltezza giovanile (esagramma 04) di protrarsi oltre il culmine (esagramma 63) della giovinezza, diventando stupidità. Chi, come te, ha il dono del pensare in modo conforme alla realtà, sa effettivamente curare le stupidità umane come malattie dell’anima, cioè dell’animarsi interiore del cosiddetto pensiero debole, o meramente concettuale e astratto.
La facoltà di avere sempre pronta una risposta a ogni dubbio è potere reale nella misura in cui dopo il compimento della maturità non si rimane stolti e si sanno soddisfare le esigenze del pensare attraverso la verifica di ogni concetto usato, testandolo e confrontando il suo contenuto con i dati reali. Solo allora le idee sono “compiute” (esagramma 63) e sociologicamente forti. Ecco perché ogni dubbio umano, giustificato come metodo di procedura scientifica, può ottenere una risposta ponderata. Ed ecco perché in questo tuo potere hai anche la spiegazione del tuo anelito a trovare una soluzione logica a tutto.
In tale contesto, essere sospettosi non è una qualità negativa, ma un’esigenza, imposta dall’inesperienza giovanile (esagramma 4) per la migliore soluzione delle problematiche in grado di diminuire ogni pressione mentale.
Questo tuo potere è sostanzialmente quello della capacità interiore di sostituire la mera logica astratta con un pensare in sé organico, cioè conforme alla realtà (intendo per logica astratta la mera logica concettuale, o disorganica, o libresca, o del cosiddetto filosofismo ciarliero, che corrisponde al primo dei quattro livelli che la logica deve possedere per essere organica).
A questo proposito occorre fare chiarezza anche alla stoltezza giovanile dell’umanità nel suo complesso. Pertanto cerco di spiegarti la cosa servendomi di esempi pratici.
Gli esseri umani si dividono in due categorie: gli intelligenti e i cretini: gli esseri umani intelligenti sono capaci di previsioni (e/o di feedback), cioè indovinano con le previsioni quello che succederà, per es., sul mercato. I cretini sono capaci solo di constatazioni, di “prendere atto”: dopo che il fatto si è verificato, commentano il fatto. La frase “prendo atto” è infatti quella più usata in parlamento (coloro che in parlamento continuano a parlare non fanno altro che “prendere atto” dal mattino alla sera). Questa distinzione fra intelligenti e cretini consente per esempio di valutare la categoria dei creatori dell’euro.
Basta osservare le dichiarazioni fatte dai grandi esponenti del mondo politico e monetario che hanno inventato l’euro. Prodi e Duysenberg per esempio, quando fecero l’astratto elogio dell’euro “forte”, costoro fecero il medesimo errore di Mussolini con l’astratta “quota 90” per la lira “forte”. Si poteva prevedere. Ma per prevederlo bisognava essere in grado di ragionare in modo organico, non astratto. L’organismo sociale è qualcosa di vivente, non è una carta: se l’America ha chiuso l’importazione dell’acciaio dall’Europa e se col prezzo dell’acciaio l’Italia andava a compensare il pagamento del petrolio, bisognava sapere concretamente, organicamente, che l’Europa si sarebbe trovata - come di fatto sta succedendo - non solo nell’impossibilità di pagare il petrolio, ma anche con l’appesantimento ulteriore del suo debito a causa del blocco delle esportazioni e della rivalutazione dell’euro. “L’euro è una moneta forte” è una dichiarazione che si è dimostrata infatti del tutto infondata perché i fatti della realtà si sono realizzati con fattispecie, o caratteristiche, totalmente antitetiche a quelle previste da questi maestri e conduttori della società.
Il ragionare disorganico porta a non considerare la disorganicità del mercato. Un esempio di organicità del mercato lo si ha quando impiegati statali, funzionari pubblici, magistrati, ecc., spendono il loro stipendio nel mercato italiano: il denaro allora si ricicla e tutto funziona, perché la liquidità monetaria viene a mantenersi ad un livello stabile.
Il mercato è disorganico se invece il denaro che lo Stato spende non viene riciclato nel suo mercato interno.
Ma quando lo Stato sa che non potendo fare a meno del petrolio deve comprare petrolio all’estero e spendere nel mercato estero senza avere la possibilità di equilibrare la spesa come accadeva un tempo (con l’esportazione, per es., dell’acciaio) deve saper prevedere che ciò che spende non sarà riciclato nel mercato interno, e che creare astrattamente e dal nulla un euro “forte” è sensato come allungare astrattamente i chilometri di una strada in un progetto relativo a una strada posta in una pianura limitata logisticamente. Se oltre quella pianura c’è un burrone vasto come un mare è insensato allungare i chilometri, perché camminare oltre quella pianura significa precipitare.
Anche solo in base all’esistenza della parola “petrodollaro” era dunque prevedibile che, in base ai fatti:
- che i vertici del petrolio e quelli del dollaro sono collegati;
- che l’Europa non ha petrolio e che mancano altre fonti di energia;
- che il mercato (globalizzazione o mondialismo che dir si voglia) è disorganico in quanto non è più possibile l’esportazione dell’acciaio;
- che gli Stati non hanno sovranità monetaria, la quale è in mano ai banchieri, cioè alle società cartacee (le cosiddette “persone giuridiche” del pensiero “debole”);
- creare l’euro “forte” avrebbe fatto aumentare di pari percentuale crediti e i debiti, esattamente come quando l’Italia arrivò disarmata alla guerra per i fallimenti causati dall’insolvenza ineluttabile a seguito dell’ingiustificato aumento del valore della lira, oggetto del debito.
Ecco perché l’“euro moneta forte”, si è dimostrata affermazione infondata: i fatti della realtà si sono realizzati con fattispecie, o caratteristiche, totalmente antitetiche a quelle previste da questi maestri e conduttori della società. Questo significa che fare previsioni fuori dalle norme della logica organica, è sensato quanto il progetto di un geometra che volesse costruire una casa a partire dal tetto (così si è voluto costruire l’“UE”), cioè secondo logica disorganica. Non si tratta dunque di fare congetture e calcoli elaborati dalla mera logica astratta, quanto di creare futuro attraverso volere che è in realtà metabolismo.
Devo spiegare queste affermazioni, toccando vari argomenti scientifici, in quanto l’evoluzione individuale ha sempre a che fare con l’evoluzione di tutte le culture, e soprattutto con lo sviluppo di un passaggio dal prima al dopo, perché anche se in ogni tempo presente, “il trapasso dal tempo antico a quello nuovo è già compiuto” (esagramma 63), occorre mantenere anche nei singoli “dettagli” il giusto volere se non si vuole mantenere la stoltezza giovanile anche dopo il compimento della maturità.
Qui si apre per esempio l’importante questione che riguarda la magia nera dell’insegnamento di Stato. Tutti siamo stati plagiati, per es., dalla magia nera dei nervi “motori”, e in genere si crede che i “nervi motori” servano alla trasmissione degli impulsi volitivi. Si crede insomma che i nervi siano come i fili elettrici che fanno muovere il frullatore, come se l’uomo fosse un elettrodomestico. Ma il domestico umano è diverso dal frullatore, in quanto è capace di mettersi a servizio di un suo simile, attraverso la propria volontà e, all’occorrenza, liberarsene se si accorge di essere diventato schiavo.
Entrano in gioco qui anche tutte quelle scienze che hanno dimenticato di evolversi. Perché per esempio nel campo della psicologia e della filosofia, è erroneo (e sintomo di debolezza di pensiero) ammettere che certe funzioni psichiche siano connesse con processi nervosi. Dal sistema nervoso dipende solo la rappresentazione, e per esempio la rappresentazione del volere - cioè l’intenzione a volere - non è ancora volere ma pensare, cioè rappresentazione fatta di concetti e idee. Il volere reale è volontà in atto: è energia, “ATP”, che si consuma. Perciò il volere dipende esclusivamente da processi metabolici. Il sentimento dipende invece dai fenomeni ritmici della respirazione e della circolazione del sangue: quando sei in auto e, spaventato da un errore di guida, freni: senti lo spavento nella “pancia”, e subito impallidisci perché il sangue, che è veicolo dell’io, tende immediatamente - cioè non tramite mediazione cerebrale - a fluire nella zona cardiocircolatoria in cui avverti il pericolo, vale a dire la pancia, l’intestino, il cuore e tutta la zona del petto. Tu sei lì. Mentre quando, per es., non sei spaventato ma sperimenti il sentimento della vergogna, arrossisci, perché il sangue che è veicolo dell’io, vorrebbe andare via da lì, sparire nel cosmo, secondo un moto centrifugo - non centripeto come nel caso dello spavento - anch’esso non mediato dal cervello, ma immediato. Se infatti fosse mediato non vorresti mostrare agli altri la tua vergogna e non arrossiresti. Dunque i nervi “motori” servono non alla trasmissione, ma solo alla percezione dell’atto volitivo. Se la mia mano da’ un pugno sul tavolo, il responsabile sono io non un mio nervo o il mio cervello. Se il mio dito preme il grilletto sono io a sparare non una mia sinapsi.
Le funzioni nervose, quelle respiratorie-circolatorie, e quelle metaboliche, per quanto strettamente articolate, sono singolarmente indipendenti. E nella misura in cui si comprende - secondo pensiero conforme alla realtà - la realtà di questi tre sistemi autonomi dell’organismo umano, allo stesso modo ci si avvicina alla veggenza del “sabato per l’uomo”, senza la quale non può ovviamente attuarsi una società organica per l’uomo, cioè a misura d’uomo.
Senza logica organica, le società anonime, le s.p.a, gli Stati costituzionali di carta, sostituiscono il vivente organismo sociale, il quale è creduto cartaceo a spese delle persone in carne ed ossa, dominate dalle “persone giuridiche”.
La stoltezza giovanile dell’umanità aborre l’apprendimento del pensare organico, perché aborre la logica disorganica, ma scambiandola per logica organica, confina le proprie capacità espressive in atteggiamenti che ripudiano il pensare in nome del sentire (credo solo a ciò che percepisco coi sensi) o dell’empatia (amo solo ciò che mi è simpatico, o che “mi prende”, ecc.), o della magia (il magistrato è intoccabile), ecc. Invece solo basandosi sulle sue facoltà logico-organiche l’umanità può diventare adulta senza stoltezza. Detto con altre parole: dobbiamo sfruttare l’intuizione. Per intuizione non intendo la cosiddetta sensitività. In genere si crede che l’intuizione sia il sentire, ma il pensare non è sentire: intuire non è passivo ma attivo, ed è la quarta e più alta parte della logica umana, che comprende le tre precedenti (concettuale-matematica, immaginativa e ispirativa). La logica che integra in sé tutti e quattro questi livelli è organica perché costituisce l’“organo” interiore mediante il quale il conoscere può elevarsi progressivamente fino alla percezione soprasensibile di entità superiori che prendono parte all’evoluzione del mondo e dell’umanità o per esempio dell’apocatastasi, del karma, del risorgere, ecc.
Poiché occorre essere chiari, immagina per esempio un cubo di mezzo metro di lato, poniamo, un computer. Se telefonandomi mi dici che nella tua stanza c’è un computer io comprendo la cosa senza bisogno di verificarla in casa tua: so immediatamente che il computer deve poggiare su qualcosa, e che ci deve essere un supporto di altezza adeguata, perché questo è matematicamente logico (legge naturale di gravità)‚ in quanto il computer non può galleggiare per aria.
Dunque si può pervenire a conclusioni logiche anche senza essere presenti con gli occhi fisici, cioè senza averne l'esperienza diretta.
Ma supponi che sul computer ci sia una palla. Questo non lo posso subito dedurre tramite questo primo livello di logica; devo vederlo, percepirlo, osservarlo.
La realtà è dunque attraversata da cose, entità, che hanno, sì, una logica intrinseca naturale, ma che non è necessariamente coincidente con la mera logica concettuale.
La logica derivata dall'osservazione si distingue dalla logica meramente concettuale in quanto si tratta, appunto, di logica organica che comprende, oltre a questo primo livello, anche gli altri tre.
Ecco perché occorre conoscere quattro tipi di logica:
1°) la logica matematica, che è quella inferiore (non in senso morale del termine ma nel senso della maggiore semplicità, per esempio la logica della catena di montaggio);
2°) poi vi è la logica dell'immagine, cioè la logica immaginativa, che permette di dare il nome alle cose: le cose sono circostanziate da un contorno, e il pensare sperimenta che il contorno di quella data cosa è riferibile a quel dato concetto; in tal modo avviene la creazione dell'immagine, a partire dalla forma (gestalt o psicologia della forma). In questo secondo tipo di logica, l’essenziale è l’immagine, tramite la quale è possibile la rappresentazione, da non confondere con il cosiddetto “immaginario” del pensiero debole
Per non fraintendere l’esperienza immaginativa (relativa alla creazione dell’immagine) con lo spurio concetto di Stato di “immaginario”, indicante ciò che il cittadino deve o non deve pensare (!), bisognerebbe tenere presente sempre il “dio Mercurio”, vale a dire lo spirito del linguaggio. La parola latina "imago" proviene infatti da "imum ago", cioè dall'“agire” (ago, agis, agere) a partire dal profondo (imum) (ogni persona costruttiva o creativa parte dunque non da ciò che deve o non deve pensare secondo i consigli di Stato, né dalla mera logica della catena di montaggio, o matematica, ma dalla propria esperienza immaginativa che l’impegna a partire dalla parte più profonda di sé);
3°) al 3° livello c’è poi la logica ispirativa, che permette all'essere umano di creare concatenazioni, forme di pensiero, ascoltando o studiando per esempio il pensiero altrui, la musica altrui. Qui sperimentiamo il valore delle cose, in quanto ciò che fa scattare il valore delle cose è sempre il rapporto fra le cose: niente è valido se non per te, cioè se non per il tuo spirito (logos) che le collega (infatti se non faccio il collegamento che quel prodotto mi può servire non lo compro). Pertanto il pensiero di quel prodotto, o il pensiero di quel pensatore, ecc., ispira - esattamente come fa la musica o il rumore - altri pensieri;
4°) infine c'è la logica più alta sperimentabile, che è la logica intuitiva, la quale permette di prendere la decisione migliore al momento giusto in una frazione di secondo, per esempio in una frenata quando sei al volante.
Riassumendo con un ulteriore esempio i quattro livelli logici: di fronte a una sedia, posso con la mera logica matematica affermare solo di avere davanti a me un’unità, qualcosa; con la logica immaginativa posso immaginare che tale unità sia una sedia; con la logica ispirativa posso essere ispirato a usarla o a sedermi, e con la logica intuitiva posso scansarla se me la trovo di fronte mentre mi dirigo verso un'altra unità o luogo, o se qualcuno me la tira in testa. La realtà del nostro subconscio è un po’ complessa ma è comprensibile all’autocoscienza di chi ama la consapevolezza. Insomma usiamo queste logiche ma non ce ne accorgiamo, e proprio perché non ce ne accorgiamo, ci lasciamo dominare dalla mera logica dei concetti, delle astrazioni, della carta, credendo che quella sia “la” logica. Così ci “incartiamo”… E le “persone giuridiche” di carta dominano quelle di carne… È la stoltezza giovanile dell’umanità.
L’umanità adulta è invece chiamata a non poggiare solo sulla constatazione ma anche sulla previsione. Oggi è il tempo in cui il senso della previsione dev’essere chiarito. In ogni previsione ci sono sempre due possibilità, cioè delle due l’una: o le cose vanno secondo la previsione, oppure non vanno secondo la previsione. Perciò, prima di credere a una previsione, l’umanità matura dovrà valutare se essa sta dentro o fuori dalle “norme” organiche della logica.

Via 6ª = 07-31 (in fieri)

11.4.06

Via 7ª = 09-52

Capacità di pensiero organico e conviviale

Il pensiero organico è una forza piccola (esagramma 09) ma assolutamente capace di tenere a bada il grande dominio dell’astratto sul concreto, o del "disorganico" sull’"organico", operato dai potenti (signoraggio). Esso ti rende diligente nella capacità di focalizzare nei dettagli gli oggetti che percepisci, e ti permette di osservare con concentrazione le cose. Il rapporto di questa forza con l’atto del soffermarti su di esse (esagramma 52), ti dona la calma, necessaria alla facoltà di convertire la direzione del tuo pensare verso un determinato obiettivo, per l’attuazione di esso attraverso la via migliore. In tal modo ottieni la cosiddetta calma dei forti, che è il vero potere con cui è possibile porsi a servizio dell’organismo sociale. L’organismo sociale è società organica, il cui contenuto è umano, non cartaceo. La società con contenuto cartaceo è invece quella dominata dai fantasmi giuridici che, spaventando la gente, fa ammalare l’organismo sociale. La strumentalizzazione del fantasma giuridico istituzionale è l’arma usata dai dominatori per la manipolazione dei capitali dei dominati. Questo tuo potere è dunque molto importante perché può fare di te un operatore di pace e di convivialità, a partire dall’inazione o, tutt’al più, dall’azione dolce di una minima forza: il ragionamento concreto, vale a dire il pensare che procede con esempi concreti, come quello espresso da quanto segue.
Come non è concepibile un’automobile senza l’autista, così non è concepibile uno strumento senza un soggetto che lo usi. Certo, si può anche sostenere il contrario, parlando per esempio di “soggetto in sé”, “strumento in sé”, o di “soggettività strumentale”, ecc. Però, così facendo, si esce dal pensare organico, e si entra nel pensare astratto. Per chi invece voglia pensare concretamente non è concepibile società che adotti giuridicamente l’esistenza di una soggettività strumentale senza che vi sia anche una società strumentalizzante. Di fatto, con l’avvento della soggettività strumentale, cioè dello Stato costituzionale, nel campo del diritto, l’etica cambia in quanto il concetto di società è privato del suo contenuto umano. Anticamente erano le “gentes” che creavano la struttura della società, ed il capo della “gens” era, grosso modo, il “senator”. Il “senatus” era il collegamento dei vertici di grandi nuclei familiari che realizzavano la coincidenza della società con i soci. La società aveva contenuto umano.
Con l’avvento della società strumentale, il fantasma giuridico, inventato dalle scuole di Stato di materialistica hegeliana memoria, la società è diventata un concetto senza contenuto umano, cioè uno strumento, tanto che oggi si parla di “strumento personificato”, “soggettività strumentale”, “persona giuridica”, “centro astratto di imputazione giuridica dei rapporti”, e così via, in cui di definizione in definizione si è ridotto il concetto di società a strumento, cioè a concetto senza contenuto umano. Onde la crisi economica mondiale, in quanto col cambiamento del concetto di società si è avuto il cambiamento del concetto di moneta. Se con la società organica vigeva il principio della moneta di proprietà del portatore (moneta d’oro di proprietà del portatore), con l’avvento della soggettività strumentale si è sostituita la moneta proprietà del portatore con la moneta debito del portatore: il portatore è diventato come un pollo di batteria ed il padrone della moneta è diventato come un allevatore di polli, che può dare alti quantitativi, o bassi quantitativi di mangime ai polli, a seconda che egli aumenti o diminuisca il potere di acquisto della moneta, o la quotazione dei titoli in borsa, o le quotazioni di mercato, tanto nel mercato dei beni immobili, quanto in quello dei generi alimentari: oggi per esempio la politica dell’agricoltura è ancora quella disorganica che mira a creare economia politica più che produzione agricola, per esempio come quando programmava (governi democristiani), l’abbandono delle terre, o l’abbattimento dei capi di bestiame in nome dell’industria, o la distruzione degli agrumi (governi recenti), ecc. Questo significa che col mercato disorganico i popoli devono vendere prodotti agricoli per comprare prodotti industriali e viceversa. In tal modo gli Stati di carta (persone giuridiche) in nome della compra-vendita sono costretti a indebitarsi con le banche centrali, perché necessitano di denaro altrettanto disorganico, cioè astratto. Ecco perché il mercato disorganico è sempre assetato di denaro.
Si potrebbe parlare a lungo di questo problema del dominio dell’astratto sul concreto.
Tu hai invece il potere di focalizzare i problemi, attraverso il tuo concentrare l’attenzione sul dettaglio, restando tranquillo, e sperimentando la quiete.
Se sei di sinistra o se sei di destra, troverai in quanto segue una ragione per accogliere il risultato elettorale del 9 aprile 2006 come la massima felicità, in quanto massima occasione (dovuta al pareggio elettorale) di unificazione fra sinistra e destra: pensando in modo organico a Benito Mussolini e a Karl Marx è possibile infatti osservare che il giusto percorso di servizio alla collettività ha come sano presupposto la nostra capacità di soffermarci con calma sul fatto che per esempio Mussolini non distruggeva i prodotti, né ammazzava i bovini, ma faceva la battaglia del grano per l’incremento della produzione, perché combatteva la grande usura (plutocrazia), e quando parlò della guerra del sangue contro l’oro mise il dito sulla piaga, esattamente come lo aveva messo Marx nel “Capitale”, quando mise sotto accusa il capitalismo finanziario della banca d’Inghilterra. Marx e Mussolini dissero la stessa cosa, solo che non avevano capito che il problema di fondo andava risolto con il principio della proprietà popolare della moneta. Anche Lincoln e Kennedy hanno fallito per non avere capito ciò. E morirono assassinati perché volevano creare moneta di Stato, opponendosi all’usura della banca centrale. Infatti la vera ragione è che i manipolatori di capitali non possono perdere la sovranità monetaria, in quanto essa è una con la sovranità politica. Si tratta di due realtà che sono inscindibili: o si hanno entrambe, oppure ogni politica non può esistere.
Pertanto, il ragionamento da fare oggi non è più quello dello statalismo comunista o fascista: la moneta non dev’essere di proprietà dello Stato ma del cittadino, il quale va dichiarato proprietario della sua parte di moneta. E chi ha come te il potere del pensiero organico e conviviale, sa che contro questa affermazione non potrà mettersi nessun politico del futuro senza perdere la base elettorale.

10.4.06

Via 8ª = 06-59

Fare l’amore come conoscenza

La capacità di riprodursi e di accoppiarsi della specie animale è legata all’istinto di conservazione. Se così fosse anche nella specie umana, essa comporterebbe di conseguenza anche lo stare in difesa, il conflitto (esagramma 06), la frizione, e la dissoluzione (esagramma 59). La specie umana ha invece uno speciale potere che è quello della sua sessualità. Infatti nell’essere umano la spinta genetica e naturale verso la sessualità può comportare tanto la dispersione che si manifesta come erotismo fine a se stesso, quanto la massima ricerca creativa, che si manifesta come erotismo “serbato”: l’"amplexus reservatus" è l’esperienza di un coito ("coitus reservatus”) in cui i partners intenzionalmente non raggiungono l’orgasmo. Dall’antichità questa pratica è la più sicura ricetta per la longevità, capace di potenziare la vitalità, preservare dalle malattie, e far ritrovare la pace: mediante precise tecniche di respirazione (dette di “ritenzione del soffio"), essa insegna all’umanità l’arte di concentrarsi sul sentire, in modo da far scendere il "soffio" dal polmone al plesso solare ed al centro sacrale, per poi farlo risalire lungo la colonna vertebrale, fino al cervello. Discriminare durante la sessualità in merito al proprio battito cardiaco, insegna perciò il controllo del flusso delle emozioni in ingresso al plesso solare, e fa in pratica anche da filtro discriminante su quale partner e/o su come questi possa e debba entrare in intimità con il soggetto. Nell’accoppiamento è pertanto possibile trovare la giusta via di vitalità, per abbattere le barriere di ogni eccitamento, lite o conflitto.

Via 9ª = 10-20, 10-34, 10-57

10-20 (in fieri)

10-34 = Creatività di chi agisce per amore dell’azione

Si tratta di creatività individualizzata, e assolutamente personale, in quanto garantita da intuizione.
Ogni altro creare, ed ogni altra situazione, garantiti solo da regole, non possono che essere astratti, non reali, e non soddisfacenti, in quanto determinati da “regolatori”, più che dal soggetto dell’agire, dando all’uomo solo un infinito sentimento di impotenza e di debolezza.
Procedere (esagramma 10) secondo immaginativa morale è giusto modo di comportarsi. Esso diventa potere del grande (esagramma 34) nella misura in cui la capacità di esplorazione del mondo rientri in una scienza naturale in grado di comprendere se stessa come scienza spirituale. Il procedere allora non ha nulla da temere in quanto è individualismo etico, in cui l'osservazione rivela che la caratteristica della forma perfetta dell'attività umana è la libertà. Seguire le nostre convinzioni
può rappresentare tanto l'egoismo, nostra parte animale e inferiore, quanto l’amore, nostra parte umana e superiore. Rappresenta quest’ultima quando, sapendo osservare le differenze fra i comportamenti provenienti da tali convinzioni, riusciamo nel nostro agire ad esprimere la nostra unicità: “per i miei istinti e impulsi io sono un uomo come se ne trovano dodici per dozzina; per la particolare forma dell'idea per la quale, entro la dozzina, io mi designo come “io”, e sono un individuo” (Rudolf Steiner, “Filosofia della libertà”, Cap. 9°: L’idea della libertà, Ed. Antroposofica).
Poiché le dinamiche della creatività non possono essere ridotte agli ingranaggi del sistema - per es., quelli del cosiddetto brevetto, e/o quelli in “difesa” del cosiddetto diritto d’autore (SIAE, AIE, ecc.) - l’essere umano da’ il meglio della sua creatività nella misura in cui riesce a pensare a sé in termini di autoderminazione e di libertà nell’agire (libero è solo l'uomo che in ogni momento della sua vita è in grado di ubbidire a se stesso), facendo ciò che ama.
Questo tuo potere di fare ciò che ami è come una grande benedizione nella misura in cui sai rendertene consapevole. Se infatti uno agisce solo in base a determinate norme morali, la sua azione è il risultato di principi che si trovano nel suo codice morale, ma in tal caso è semplicemente un esecutore: un automa di ordine superiore. Basta aprire nella sua coscienza la valvola di avviamento all'azione, e subito il meccanismo dei suoi principi morali si mette in moto, compiendo regolarmente il suo corso, per produrre quell’opera “cristiana”, “umanitaria”, “altruistica”, “sociale”, “civile”, ecc. Ma solo quando segui il tuo amore per la cosa, sei tu stesso ad agire: “su questo gradino della moralità io non riconosco alcun signore al di sopra di me, non l’autorità esterna, non una cosiddetta “voce interiore”; non riconosco alcun principio esterno, perché ho trovato in me stesso la causa dell'azione, l'amore verso l'azione. Non esamino col mio giudizio se la mia azione sia buona o cattiva: la compio perché la amo. Essa sarà “buona”, se la mia intuizione, immersa nell'amore, è giustamente situata nel complesso universale da sperimentarsi intuitivamente; nel caso contrario sarà “cattiva”. E neppure mi domando come si comporterebbe un altro uomo nel caso mio, ma agisco come voglio io, come vuole la mia particolare individualità. Non è l'uso comune, il costume generale, il dogma, o la norma morale, che direttamente mi guida, ma è il mio amore all'azione. Non sento alcuna costrizione, né quella della natura (che mi guida nei miei impulsi), né quella del comandamento morale. Voglio semplicemente estrinsecare quello che è in me” (ibid.).

10-57 = La migliore forma comportamentale: l’immaginativa morale dell’individualismo etico

Il procedere (esagramma 10) attraverso il giusto modo di comportarsi è amore di sé capace di esprimere la propria unicità. In quanto autodirezione (non eterodirezione) dell’io, esigente autonoma valutazione rispetto alle differenza fra alti e bassi presenti in ogni situazione, questo potere è anche base del giusto comportamento in società. Anche se è naturale che il forte monti sul debole, attraverso questo procedere immaginativo e morale (individualismo etico), il piccolo può “cavalcare” il grande, perché sa procedere senza presunzione, così che il forte non si irriti e bonariamente lasci fare.
Nella misura in cui procedi intuitivamente verso la mitezza e verso il penetrare nelle cose, questo tuo potere è come la forza del vento (esagramma 57), capace di spazzare via tutto ciò che non è essenziale alla tua evoluzione personale o all’amore della generale creatività umana, promuovendoti come artefice o architetto di cose meravigliose. Nella tua capacità di ascolto rivolta al presente, relativa a questo tuo potere, risiede altresì la fonte della consapevolezza di ciò che è l’essere umano in quanto “specie”: una specie diversa da ogni altra specie di mammifero, in quanto caratterizzata dal fatto di venire alla luce come "io" individuale, e non come “io di gruppo” come invece è per le altre specie animali: ogni essere umano costituisce infatti una specie a sé, anticamente detta specie del “figlio dell’uomo”, o dell’“Agnello cosmico”, non poggiante su carne e sangue, ma essenzialmente immateriale. Questa è la differenza fra uomo e animale che sfugge all’attuale cultura di Stato, la cui consapevolezza esige profondità di intuito, appunto, individualismo etico, capace di guidarci armoniosamente non solo verso mera sopravvivenza ma al benessere, cioè verso l’essere dell’unico bene possibile, degno della specie umana: la dignità dell’individualità, la quale è di per sé anche sistema immunitario per ogni tipo di problema o di paura rispetto al mondo esterno e al domani.

Via 10ª = 57-20, 57-34

57-20 (in fieri)

57-34 = Luce del pensiero al servizio della comprensione del mondo

Si tratta dell’interiore potenziamento proveniente dall’accoglimento del pensiero intuitivo che, penetrando le cose, (esagramma 57) sa liberarsi di quanto non è essenziale all’evoluzione ed alla creatività individuali. Il pensiero al servizio della comprensione del mondo, in quanto poggiante su immaginativa morale (individualismo etico) e sull’amore per l’azione, costituisce il potere per eccellenza (esagramma 34) nella misura in cui l’esplorazione del mondo avvenga tramite una scienza naturale capace di comprendere se stessa.
Detto con altre parole, questo tuo talento è la facoltà di riconoscere che per esempio una terra capace di riconoscere se stessa non può esistere se non come essere umano, la cui specie è diversa da (e nuova rispetto a) ogni altra specie vivente. Anticamente detta specie dei “figli dell'uomo” essa è caratterizzata dal fatto, inaudito prima di Cristo, che i suoi appartenenti avrebbero incominciato ad incarnarsi come "io", ognuno costitutivo di una specie a sé, “non poggiante su carne e sangue”. Anticamente gli uomini parlavano di sé in terza persona singolare, come è rilevabile dai testi antichi in espressioni come “Il mio spirito esulta”, “L’anima mia glorifica”, “L’anima mia magnifica”, ecc. Solo con l’avvento dell’Io sono, gli uomini non hanno più bisogno di essere diretti da fuori. L’eterodirezione finisce nella misura in cui è possibile sapere in se stessi e con certezza che all'essenza del pensare nulla può essere aggiunto che non si trovi già nel pensare stesso. Il pensiero al servizio della comprensione del mondo è il più grande potere umano, essendo luce. Di fronte a ciò il potere delle tenebre vorrebbe continuare a dominare l’uomo e ciò rende infelice l’uomo.
Oggi la gente è infelice perché è immersa in una cultura contraria alla luce del pensiero. Cultura significa “culto di Ur”, ed “Ur” significa luce. Se spegni la luce c’è la tenebra. Da questa oscurità proviene la cultura di Stato, i professori delle tenebre, i ministri delle tenebre, i sacerdoti delle tenebre, i magistrati delle tenebre. Di conseguenza viene meno anche la certezza del diritto alla vita (vedi per es., l'articolo 2266 del catechismo romano in cui viene “teologizzata” la “guerra giusta” e perfino la pena di morte.).
Osservare tale degenerazione, dovuta all’avversione rispetto al pensare umano è un sintomo dell’attuale disagio in tutto il pianeta e nei suoi settori più disparati. Per es., le scoperte della fisica in merito alle onde che percorrono lo spazio, avrebbero dovuto incitare gli specialisti di altre discipline ad estendere le ricerche al campo del pensare. Fabbricare apparecchi radio in grado di ricevere programmi da tutto il mondo, è mirabile; ma anche la testa umana è un apparecchio che emette e capta onde, e sarebbe importante fare indagini anche in questo campo. Così, per es., la fotografia è il punto di arrivo della storia dell’occhio; il telefono, la radio, il radar, il computer, sono apparecchi che già esistono nell’uomo; il suo solo cervello è un telefono, una radio, una televisione, un radar, un computer, e molto di più. I veri strumenti, sempre più perfezionati, che interessano l’uomo sono quelli che grazie a scienza e tecnica egli ha incessantemente creato per propria comodità e/o ulteriore creatività. Al contrario, gli apparati predisposti nell’uomo per esplorare le profondità della sua interiorità sono trascurati, anche se infinitamente più vasti e più mirabili. E l’incongruenza di ciò, vale a dire l’avversione dell’uomo per il suo potere di luce (del pensiero al servizio della comprensione del mondo), sta nel fatto che scienza e tecnica sono riuscite ad arrivare dove sono arrivate, proprio perché l’uomo possiede nel suo pensare apparati che sono i modelli di quelli che riesce a fabbricare materialmente. Se così non fosse, nessuno studio, ricerca, ragionamento, avrebbe potuto portarlo a simili scoperte. Oggi in realtà l’uomo non ha più bisogno di produrre, perché lo fanno le macchine. Ha solo bisogno di godere del frutto creato dal suo capo e dal conseguente capitalismo. La degenerazione del pensare umano invece tende a vedere il lavoro umano come componente della sua dignità, mentre è invece sempre più componente della sua schiavitù. Liberarci dalle depressioni, dalla prosperità stagnante, dalla “disgrazia” della disoccupazione, è possibile a cominciare dalla liberazione dal pensiero fasullo, riconoscendo i fattori che determinano questi fenomeni. Altro esempio: la telepatia è oggi riconosciuta da alcuni scienziati, ma pochi di costoro osano estendere le loro conclusioni all’educazione e al dominio del pensiero. Inoltre, dato che i ricercatori hanno constatato che le onde non conoscono frontiere, per essere in accordo con questa scoperta, dovrebbero informare senza indugio la gente, affinché nel mondo intero tutti lavorino per l'abolizione delle frontiere fra i paesi e fra le culture.

Via 11ª = 20-34; 20-57 (in fieri)

Via 12ª = 11-56

Curiosità rivolta al come ottenere pace, prosperità e giustizia

La curiosità di coloro che sperimentano un continuo flusso di idee, la maggioranza delle quali non possono essere applicate al reale, non può produrre pace (esagramma 11). Perciò questi curiosi, altrettanto facilmente, mutano idea, ed hanno continuamente bisogno di essere stimolati, per stimolare gli altri con nuove “idee di moda”.
La tua curiosità è rivolta invece all’“aumento del reddito naturale”, inteso come reale pacificazione degli esseri, e ti chiedi: come può la natura essere aiutata nella sua produzione? La risposta è: riunire superiori ed inferiori al fine di fare scaturire una volontà comune indirizzata al soddisfacimento del bisogni nel tempo presente (ibid.). Questo significa innanzitutto la capacità di distinguere gli strumenti necessari per la distribuzione dei prodotti a tutta la collettività. Goethe infatti diceva: per orientarti, devi prima distinguere e poi unire (cfr. I King, Ed. Astrolabio, nota 1 dell’esagramma 11, pag. 104). Gli strumenti sono i soldi. Ecco perché vengono chiamati “strumenti” monetari.
Detto con altre parole, ciò significa solo una cosa: dare attuazione al 2° comma dell'articolo 42 della costituzione. E questo è possibile dando ad ogni cittadino un minimo di sussistenza in attuazione del 2° comma dell'articolo 42 della costituzione, proprio per rispettare la costituzione. La costituzione va rispettata da tutti, anche dai consigli comunali. E siccome questa norma della costituzione italiana è stata sempre ignorata, bisogna dire ai consiglieri comunali e ai sindaci che è ora di rispettare quel comma, perché esso parla dell'accesso alla proprietà per tutti. Ecco che diventa allora proponibile la creazione giuridica reale di un diritto alla vita, cioè un diritto della persona con contenuto patrimoniale, dando ad ognuno un po' di "crediti", moneta nuova, moneta comunale: moneta intesa come proprietà.
Senza questo orientamento di distinguere ed unire superiori ed inferiori, continuiamo ad usare le nostre esperienze passate per illustrare le nostre idee e stimolare gli altri, ma lo facciamo in fondo per convincere… noi stessi. Proprio perché non ne siamo convinti. Allora bisogna imparare a distinguere maggiormente le cose, se no facciamo come i politicanti, e siamo viandanti (esagramma 56) con la puzza al naso, capaci solo di imprigionare la gente nel vecchiume, in leggi, regole fiscali, che esigono poi condoni fiscali e indulti, perché le prigioni non possono essere le dimore degli uomini. Ecco perché ogni tatticismo politico, suscitatore di mere reazioni emotive negli ascoltatori, è incapace di fornire prove concrete e di distinguere alcunché, ed è destinato a fallire. Tu, in quanto cittadina del mondo, non sei destinata a fallire.
Il tuo vagabondare in ricerca di pace e di prosperità, genera, sì, iniziale irrequietezza, ma poiché sei continuamente alla ricerca di motivazioni reali per una pace reale, troverai anche il benessere secondo giustizia.
Partirò dunque dall’idea del condono fiscale e dall’oggi, per spiegare questo tuo potere di attuazione di pace e benessere reali in te stessa e, per conseguenza, in coloro che ti contatteranno.
Il condono fiscale è infatti il sintomo di un senso di malessere. Ci troviamo in una circostanza di rarefazione monetaria esasperata, non prevista dalle “autorità” monetarie, cioè da coloro che non possono prevedere alcunché, poiché essendo cretini, convinti che il tempo non ha realtà scientifica, si basano solo su constatazioni, continuando a ripetere “prendiamo atto”. Prendono atto però il tempo passa e non fanno niente, mentre le tue tasche si svuotano.
Con l’avvento dell’euro, la moneta è poca, e vale la metà del potere d’acquisto che aveva precedentemente la lira. Perché? Occorre distinguerne, ancora secondo il saggio Goethe, i motivi. Il primo motivo è il petrolio, il cui prezzo continua ad aumentare.
Ciò accentua il prelievo di soldi dal mercato, in quanto essi vanno a finire, riciclati non nelle tasche di chi li rispende nel mercato interno europeo, ma nelle tasche delle grandi banche centrali, e in modo particolare in quella americana e dei petrolieri. Occorre rappresentarsi un organismo umano da cui si continui a prelevare sangue. Cosa succede? Muore. E cosa sono i soldi se non i globuli rossi del mercato?
Facendo questa comparazione è possibile soddisfare in modo esauriente la curiosità rivolta al come ottenere pace, prosperità e giustizia: la moneta è il sangue del mercato e di tutto l’organismo sociale. Questo significa che il principio della circolarità del sangue, cioè il principio che dovrebbe guidare la circolarità monetaria, è venuto a mancare, perché più petrolio consumiamo, più si ha rarefazione monetaria. E siccome contemporaneamente il prezzo del petrolio aumenta, l’euro subisce in continuazione due spinte: rarefazione sui mercati europei, e sottovalutazione, cioè potere d’acquisto che scema. E il potere d’acquisto che scompare è per il mercato come ossigeno che viene a mancare negli scambi. Ecco perché il senso di malessere che dilaga in tutta Europa si va accentuando sempre di più.
Occorre dunque veramente “distinguere” le motivazioni del disagio, se davvero vogliamo “unire” poi il rimedio pacificatore.
Il rimedio pacificatore non è solamente un rimedio che può essere proposto a livello nazionale o a livello della comunità europea. Deve assumere dimensioni mondiali. Qui sta la possibilità di saziare ogni curiosità in merito alla pace ed alla prosperità.
Essa deve partire dal basso. Non dall’alto.
Perché “il cielo si è posto sotto la terra” (esagramma 11) e “da ciò nasce pace e prosperità per tutti gli esseri” (ibid.).
Invece oggi, dopo aver creduto possibile costruire la casa UE a partire dal tetto, si crede possibile che coloro che ci governano possano ancora rimediare stando sul tetto come palloni gonfiati.
In Inghilterra, per esempio, vale il principio che chi governa deve dare, la casa, il mangiare ed il vestire. Di fronte a questa notizia il debole di pensiero è tutto contento, perché gli sembra un’ottima cosa da imitare. Però non si accorge che questo non è altro che il principio dell'allevatore di bestiame. Cosa programmano i bergamini o gli allevatori di bestiame? Programmano la qualità e la quantità di mangime da distribuire; programmano i consumi delle pecore o dei polli che allevano, come conseguenza della programmazione della produzione.
La curiosità rivolta al come ottenere pace, prosperità e giustizia esige invece un ragionamento inverso. Dobbiamo voler dare al cittadino non i beni materiali ma il denaro per comprarli. Solo così il cittadino, quando spende la sua moneta, può scegliere i beni che vuole consumare. E così facendo determina la cosa più importante: il mercato. Perché condiziona i prezzi di mercato, e cioè la produzione.Quindi la programmazione produttiva va pensata e fatta dal basso, non dall'alto. Dall'alto lo fa l'allevatore di polli in batteria.
Tutti i politici che ci governano parlano infatti di programmare il benessere, tradendo la loro mentalità di allevatori di pecore o di polli.
Pretendendo di fare scelte dall'alto, come quando dicono in merito all'auto: "Come si fa a consumare e a programmare se c'è il problema dell'automobile?". Ecco. Sono privi di idee, completamente “spensierati” in quanto il loro mensile è 50 volte quello di un operaio.
Allora la risposta non può essere che una: mettere i soldi nelle mani del cittadino. La cosa è possibile ed è stata calcolata sulla base della proprietà popolare della moneta. Quando parli di questo principio universale dai un significato pregnante all'espressione: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". La parola "nostro" è qui molto indicativa in quanto anticipa, o perlomeno qualifica la parola "pane". E questo è molto importante. Perché vuol dire che l'uomo, prima di tutto, deve avere la dignità giuridica. Se il diritto non è anche dignità che diritto è? È come un caffè che ti tira giù, verso il bestialismo materialistico pratico: l'uomo o ha il diritto di pretendere ciò di cui ha bisogno, oppure è ridotto al livello in cui è in batteria come un pollo, cioè di allevamento di bestiame.
Questo principio della dignità giuridica è risolvibile solamente con uno strumento monetario nuovo, adatto ai tempi.
Ecco la grande lacuna culturale della tradizione romano-cristiana: la moneta.
Perché dopo il Cristo, che diceva che la moneta fiscale doveva trovarsi nei pesci, e che li moltiplicava col pane per tutti, nessuno ha chiarito cos'è la moneta.
La moneta è una fattispecie sociologico-giuridica a due facce: è misura del valore, come diceva Aristotele, e potere d'acquisto, come dicono le tue tasche. Le due cose, misura del valore e potere d'acquisto, non sono separabili, anche se vanno capite nella loro essenziale diversità.
La misura è convenzione, e dipende dal convenire degli esseri umani verso l'accordo per la convenienza di tutti. Cioè: è utile che ci mettiamo d’accordo tutti per valutare i nostri reciproci interessi.
Il potere d'acquisto invece non dipende da tale accordo, bensì dalla quantità aritmetica delle unità monetarie. Cioè: è inutile che ci accordiamo se i soldi mancano, perché parliamo solo di sogni.
Occorre allora essenzialmente comprendere che l'unità di misura non è l'unità aritmetica. Perché se così fosse, la matematica sarebbe invenzione umana, convenzione umana.
In realtà non è così.
La matematica è sempre e soltanto una scoperta: perché se ho due pani e ne mangio uno, scopro di restare con un solo pane, e questa non è una mia opinione, né un'invenzione, né una convenzione, né qualcosa di relativo. Ed oltretutto è inutile negare realtà al tempo quando il tempo passa e senti la fame.
Oggi invece anche i docenti di matematica insegnano che la matematica è un'invenzione, una convenzione.
Questo è molto grave.
Perché allora si può dire che tutto è anche il contrario di tutto.
Come si fa allora? Si pensa. Si riflette, e si distingue.
Ogni unità di misura è creata per convenzione: il costo tipografico o di conio del simbolo, rispettivamente a carta o a metallo, è pressoché nullo, e tale unità di misura non può che essere accettata per convenzione. Convenzione significa che la moneta ha valore per il solo fatto che noi ci mettiamo d'accordo che lo abbia. Dunque senza l'aiuto del nostro convenire sociale all’accordo convenzionale per l’universalità della convenienza universale, cioè per la convenienza di tutti, una moneta nuova, cristianizzata, non è possibile. E perché questo? Perché la moneta non è solamente un fatto economico, ma è un fatto che tocca anche aspetti spirituali: come lo spirito d'impresa, senza soldi significa impotenza, in quanto non si può produrre alcunché, così non può esiste il denaro senza spirito, perché anche per guadagnare occorre una certa dose di ingegno, che è spirito.
Oggi invece quando si parla del denaro, se ne parla ancora secondo una speciale magia nera, che non permette di considera l'induzione di valore nel denaro attraverso lo spirito. Si parla di denaro e di salario solo per mettere chi lavora contro chi da' lavoro, mentre queste due categorie dovrebbero oggi unirsi non combattersi. Ecco il senso dell’unirsi, “superiori” e “inferiori” non sono più oggi due categorie da considerare in lotta, perché oramai il bubbone è esploso e si è visto che i capitali di ambedue queste categorie di persone sono manipolati dai banchieri.
Il nemico comune è l'usurocrazia mondiale, cioè la magia nera dell'usura "legale". Il nemico è casomai chi presta quello che è già del popolo. Ecco dunque perché il margine di profitto del datore di lavoro, quanto il salario dell'operaio, sono gravati entrambi da un debito non dovuto verso la banca centrale. Ecco allora il senso dell’unire queste due categorie, ma non solo: sinistra e destra dovrebbero stringersi la mano sulla proprietà popolare della moneta. Non per essere innovatori piuttosto che conservatori, ma per essere secondo ciò che è giusto.
Occorre pertanto incominciare a distinguere fra di loro il concetto di moneta e quello di debito: quando si parla di moneta-debito occorre sempre tenere presente che la moneta non può essere debito, e che va intesa piuttosto come oggetto del debito. Comprendendo questa distinzione si comprende anche che la moneta è in realtà oggetto del diritto di proprietà, ed eventualmente anche di credito o di debito. Solo in tale modo si può comprendere che è allora possibile liberare la moneta dal debito, facendole però conservare la proprietà. La non distinzione fra proprietà e debito, o la negazione del valore indotto dal cittadino nella moneta, non può che generare invece confusioni, chiusure e nuova usura.
Il valore indotto è come l'ossigeno portato dal globulo rosso: il globulo del sangue prende l'ossigeno e lo porta in tutto l'organismo, così come il simbolo monetario prende il potere d'acquisto, che è l'ossigeno del mercato, e lo distribuisce a tutti gli operatori del mercato, fino a tutti i capillari dell'organismo sociale.
Infatti, se non si comprende che l'ossigeno è indotto nell'organismo umano dalla subconscia volontà dell'essere umano, che deve diventare consapevole - nella misura del possibile - come naturale ed etico istinto di conservazione, manifestantesi come respirazione, non si capisce neanche che l'ossigeno monetario è indotto nell'organismo sociale dalla subconscia volontà creativa dell'essere umano, come naturale ed etico istinto di conservazione, manifestantesi come attività del pensare universale, il quale conferisce valore alla moneta materiale, che tramite idee e interessi, diventa strumento (monetario) per la loro realizzazione: questo è il valore indotto nella moneta dal cittadino attraverso la sua buona volontà, creatività, idea.
Infatti nello stato di veglia il momento dell'inspirare è quello in cui ascoltiamo o percepiamo le cose del mondo esterno, mentre quando espiriamo, o parliamo, oppure uniamo le nostre percezioni a concetti e idee sotto forma di rappresentazioni, proposte, creatività, prospezioni dialettiche della nostra volontà di essere umani, cioè dei motivi del nostro fare.
Qui, proprio nel nostro respiro, occorre allora divenire consapevoli che l'ossigeno monetario è talento, cioè induzione di valore reale nella moneta, che decidiamo in comune accordo di adottare.
Fuori da questa consapevolezza, anche ogni yoga è inutile, e non si può che ridurre la moneta a debito, perché si crede che il valore sia una proprietà della materia, mentre esso non è altro che un rapporto fra noi e la materia, o fra noi e il materiale umano che costituisce i nostri simili, se proprio vogliamo essere materialisti. Fuori dalla consapevolezza che l'ossigeno monetario, immesso nel simbolo monetario, è valore indotto, si riduce dunque la moneta a debito, anche perché in base allo schema kantiano della teoria del tempo, salta il concetto di previsione del potere d'acquisto.
Da questo punto di vista Auriti è l'unico pensatore che si è accorto del kantismo monetario come teoria da superare, esattamente come se ne era accorto Rudolf Steiner.
La risposta al come ottenere pace, prosperità e giustizia è dunque la moneta di proprietà del portatore, da attuare ovviamente col senso della misura, cioè gradualmente. Perché la moneta è il sangue del mercato, e non possiamo di colpo levare il sangue.
Solo riuscendo ad attuare la nuova moneta dei popoli sarà possibile la trasfusione nel sangue malato della moneta debito una nuova linfa vitale, l’ossigeno necessario, cioè il valore consapevolmente indotto. Altrimenti i bambini continueranno a morire a causa del medesimo “Erode” di 2000 anni fa, anche se oggi Erode si è fatto molto scaltro e si basa sull'addormentamento dei popoli.
Anche se si comincerà a farla circolare in un piccolo centro o gruppo, essa si allargherà a macchia d'olio, proprio come aveva incominciato ad allargarsi a macchia d'olio il cristianesimo con la moltiplicazione dei pani e dei pesci "contenenti moneta fiscale".
Pesce in ebraico si dice "dag", e da qui nasce il concetto di dogma.
Questo della moneta proprietà del portatore è pertanto l'unico dogma possibile, anche per ogni confessione religiosa o politica che abbia a cuore il benessere universale. Il possibile crescerà dando l'esempio, come Gesù di Nazaret che insegnava con l'esempio.
La differenza fra civiltà e barbarie, fra pace e guerra, fra benessere e malessere è appunto quella fra moneta-proprietà, cioè moneta cristianizzata o umanizzata, e moneta-debito anticristiana.
Noi oggi abbiamo la barbarie perché l'uomo è ridotto ad un livello inferiore a quello della bestia. Perché con la moneta debito, perde la proprietà non solo della moneta ma di tutto il suo patrimonio, e persino la sua dignità.

Via 14ª = 13-33 (in fieri)

Via 13ª = 12-22 (in fieri)

Via 15ª = 16-48 (in fieri)

Via 16ª = 17-62

Capacità imprenditoriale e di veggenza

È il potere di chi, essendo orientato alla visione di cose ed opinioni, sa superare il livello meramente logico di esse, attraverso la capacità di cogliervi la preponderanza del minimo dettaglio (esagramma 62). In tal modo egli sa farsi seguire (esagramma 17).
Senza questa capacità, le cose comprese rimarrebbero mere astrazioni teoriche, e sarebbero accettate dal mondo esterno come parola vuota, filosofismo ciarliero. Invece così non è, in quanto qui il connubio fra veggenza logica e analisi del particolare fa evolvere il pensiero meramente logico in pensiero conforme alla realtà, in modo da facilitare tanto la comprensione delle strutture e delle dinamiche delle cose, quanto la possibilità di condividerla con gli altri. Questa abilità istantanea di condividere ciò che si comprende è tipica di chi è organizzato per imprendere qualcosa di concreto, avendo in sé il potere di indagare le cose nei particolari, di catturarne dettagli, che per altri sono magari marginali e impercettibili, e di trarne conclusioni conformi alla realtà. Un esempio televisivo di questo potere, è rappresentato per esempio dalla “capacità imprenditoriale” del “tenente Colombo".

Via 17ª = 18-58

Sete di giustizia che migliora il mondo

La sete di giustizia, in quanto massima capacità di giudizio critico, può mondare il mondo, cristianizzandolo, cioè facendolo umano nel senso più alto. L’emendamento delle cose guaste (esagramma 18) conduce al sereno (esagramma 58) se la tendenza a scoprire anomalie non rimane solo sul piano critico o della contestazione, ma sazia anche la sete di giustizia: attraverso volontà evolutiva capace di correggere le anomalie, oggettivamente osservabili nel mondo esterno. Se tale volontà e sete mancano si può sempre e solo scovare la pagliuzza nell’occhio altrui, ma non ci si può accorgere della cecità volontaria causata dalle travi antiveggenza. Allora ci si ammala di rimozione del giudizio critico e si diventa molli e mesti esattamente come i cattolici nati cattolici e mai divenuti cristiani.
Se non si diventa cristiani, nascere cattolici non serve ed, anzi, spegne ogni nostra sete di giustizia. Allora lo spirito di gruppo, rafforzandosi, si sostituisce allo spirito individuale, e riducendo l’essere umano a fare “ciò che fan tutti”, genera schiavitù, succubanza, e signoraggio, perché riesce a deviare la sorgente dell’energia umana verso il basso, prosciugandone la naturale essenza verso l’alto.
Proprio attraverso questa dinamica, l’io umano diventa subconsciamente io di gruppo, scientificamente persuaso della eticità dell’animalizzazione umana. Si crede scientifico, e di conseguenza evolutivo, ridurre l’uomo a specie animale. La specie umana, anticamente detta del “figlio dell’ uomo” è invece quella dell’unigenito, cioè dell’individualità generata dall’unico “io sono”.
La “specie animale uomo” è una specie “animale” unica ed eccezionale rispetto alle altre specie animali. Per esempio: mentre la specie animale delle rondini ha un io di gruppo, per cui l’individuo vola in cielo, come pilotato da un radar aggruppante, quando deve con gli altri virare nel medesimo istante e mutare la rotta di volo, la specie animale degli uomini ha un io non di gruppo, ma per ogni individuo, ed ognuno può “volare”, “virare”, e “cablare” da sé, “pilotarsi” come specie umana a sé, e capace di indicare se stessa come “io”.
Se abbiamo una scodella talmente vecchia che il suo materiale fa crescere vermi in ogni suo contenuto significa che è inutile operare sulle cose guaste del contenuto, ma che occorre cambiare scodella.
Se continuiamo a mettere vino nuovo in una vecchia botte tarlata, che poi si rompe, significa che dobbiamo mettere il prossimo vino nuovo in una botte nuova per non disperdere continuamente il vino.
Quando però l’indifferenza si incontra con l’inerzia dell’io di gruppo, si è tutti colpevoli del fatto che tutto finisca nello stagnamento. La stagnazione è dunque segno che tutti siamo invitati a rafforzarci in noi stessi, cioè nel nostro pensare, per eliminare la colpa attraverso l’emendamento di ciò che guasta.
Se ciò che guasta è la legge del gruppo, il lavoro di emendamento del guastato è compito sociologico-giuridico, che promette spensieratezza dell’essere lieti nella misura in cui si pensi non in modo debole.
La spensieratezza dell’essere lieti non poggia sulla mollezza dei costumi o della convenzione, ma sull’attuazione di idee-forza, senza le quali si scambia la gioia con la mestizia.
La vera letizia poggia su forza: sul fatto che dentro sussistano forza e saldezza, le quali luminose compaiano all'esterno: temperate e miti. L’aggettivo “mite” non deve trarre in inganno ma fare i conti col contenuto del concetto di epicheia da cui proviene.
Per spiegare questo tuo potere di giudizio critico e di sete di giustizia che migliora il mondo farò due esempi, uno teologico e l’altro astrologico.

Esempio teologico

Nella teologia si associa volentieri Gesù di Nazaret al concetto di mitezza. Però quando con tale associazione di idee si arriva al passo in cui Gesù frusta i cambiavalute e rovescia i banchi (banche) ci si trova ai ferri corti. Come fa un mite a frustare la gente se è mite? Qui teologo si imbestialisce facendosi mesto.
La parola “mite” è in realtà un concetto di misura, e proviene dal sanscrito “mita”, che significa “misurato”. Non significa molle. Parlare di Gesù di Nazaret come di una persona molle, , traducendo appunto con “mite” il concetto greco di “epi-eikeia” è sensato quanto pretendere di fare apparire come Gesù come una specie di Fantozzi mansueto.
Epicheia significa letteralmente "equità", ed è inteso propriamente come il principio interpretativo che non tiene conto di una legge quando nel caso individuale e singolo il suo adempiersi risulti immorale.
Epicheia è la "politica" di Gesù, sempre equa. Chi però non conosce il contenuto del concetto “epicheia” viene avvelenato, addormentato, e freddato dalla legge, in quanto non sa - non può sapere teologicamente - che ogni legge ha bisogno di essere interpretata da ogni individualità. Ecco perché il detto "summum jus, summa iniuria" significa che stare troppo attaccato alla legge genera solo ingiustizia e tensioni: la legge infatti produce ira ("lex enim iram operatur", Rom. 4,15) e, se resa troppo rigida, è la rovina dell'uomo.
Per questo motivo esiste l'epicheia. Essa consiste nella capacità di praticare lo spirito della legge, e di capirlo, andando, se necessario, contro la lettera stessa della legge. A volte infatti, proprio per salvare l’intenzione della legge, occorre violarne la lettera.
E Gesù, stando al racconto degli evangelisti, lo fa sempre. Per esempio, a serviva il sabato per il vecchio testamento se non a significare la libertà che il cielo dava ai suoi figli “schiavi in Egitto”, dato che lì evidentemente non c'era alcun sabato e neanche si poteva pensarci? Gli esseri umani, prima di uscire dall’Egitto dovevano lavorare tutti i giorni, dalla mattina alla sera, perché comandava il faraone, e a lui interessava semplicemente che costruissero città. Quindi, sempre secondo il racconto biblico, essi avevano ben poche prospettive di vita. Ecco perché quel settimo giorno, era segno della loro libertà, e di quella vita nuova e libera che il cielo, o YHWH, aveva operato in loro. Ed ecco perché curare in giorno di sabato era considerato proibito dalla legge del vecchio testamento. Però nel nuovo testamento, curare nel giorno di sabato deve stabilirlo l’individualità, non la Bibbia, né il vangelo, che viene scritto dopo l’avvento di essa. Prima di tale avvento l’uomo indicava infatti se stesso in terza persona: “l’anima mia magnifica il Signore”, “il mio spirito esulta”
Perciò chi legge il vangelo può accorgersi che la concezione legale di Matteo coincide con la “politica” di Gesù, vale a dire con la pratica dell'epicheia assoluta: il figlio dell’uomo, cioè l’io, signore del sabato (Mt. 12,8; Mt. 12,12; vedi anche Mc. 2,23-24; 2,27-28; Lc. 4,31; 6,1-2; 6,5-7; 6,9; 13,10; 13,14-16; 14,1-5; Gv. 5,10-18; 7,22-23; 9,14-16) è la concezione legale di Gesù.
Dunque è chiaro: se il curare rientra nell'esperienza di liberazione e di libertà - dato che quando curi una persona, la liberi esattamente da un suo limite, da una sua povertà - allora, in giorno di sabato è lecito e cristiano guarire. Questo va contro la lettera della legge, ma non va certamente contro lo spirito di essa: la legge del sabato era stata data per liberare l’uomo e per impedirgli di diventare schiavo, non per mortificarlo o per impedirgli di diventare sano. Ecco perché l'azione basata su epicheia è corretta, anche se il praticarla comporta problemi, in quanto il potere dell'iniquità cerca sempre di eliminarti se la metti in pratica (Mc 3,6), soprattutto se, come cittadino “sovrano”, tenti di praticarla in merito ai tributi: il principale capo d'imputazione che conduce alla crocifissione colui che “impediva di dare i tributi” fu quello di sedizione antitributaria, dato che questa imputazione viene messa da Luca prima rispetto a quella di affermare di essere Cristo re (Luca 23,2).
La logica del diritto o delle leggi non va confusa con il loro senso, ed il senso della civiltà del diritto può essere dato solo da un pensare conforme alla realtà non da filosofia teoretica delle scuole di Stato.
La salute dello Stato si chiama guerra in quanto le guerre arricchiscono banchieri e multinazionali. Dunque solo con la sete di giustizia che migliora epicheicamente il mondo si può sapere che per poter usare moneta propria, nessun pubblico, nessuna collettività, ha bisogno di indebitarsi con privati (i soci privati delle banche centrali, che impongono tale debito al pubblico).
"I precursori di un mondo senza guerre", diceva Einstein, "sono quei giovani che rifiutano il militarismo", indicando sostanzialmente il contenuto del concetto di epicheia e indirettamente il rifiuto di pagare le tasse, se esse servono per fare guerre. Il conflitto “socio”-politico di tutto il pianeta è nella sua profondità un conflitto teologico in cui vi sono da un lato i nati cattolici che mai sono diventati cristiani, e che non pensano minimamente a diventarlo, e dall'altro lato i pochi cristiani che sanno comprendere il motivo per cui Gesù fu crocifisso: l’obiezione fiscale. "L'ordinamento sociale fondato sull'autorità" - scriveva Lev Tolstoj - "non può essere giustificato: il cristianesimo, nel suo vero significato, distrugge lo Stato. Esso fu compreso fin dal principio ed è perciò che Gesù Cristo fu crocifisso" (Lev Tolstoj, "Il Regno di Dio è in voi", Ed. Manca-Publiprint, Genova-Trento, 1991).
Pertanto senza sete di giustizia non si può comprendere l'obiezione fiscale di Gesù di Nazaret, né si può risolvere il problema del male, rappresentato oggi dalla succubanza dei governi politici ai governatori delle banche centrali.
Certamente, al centro del “programma” politico di Matteo, la concezione legale di Matteo comporta non l'abolizione della legge e dei profeti dell’antico testamento, ma il suo compimento (Mt. 5,17-20), ma tale compimento non è l'attuale stile gattopardiano in cui tutto deve cambiare affinché nulla cambi. Perché non si tratta di imbottigliare la legalità nell'osservanza formale ed astratta che fa dell'uomo un robot o uno schiavo, ma di mettere il vino nuovo in otri nuovi (Mt. 9,14-17). Ciò è possibile valutando sempre con giudizio critico e con epicheia se, quando, e come, praticare l'osservanza della legge.

Esempio astrologico

Nell’astrologia si associa volentieri l’astrologo al mago, capace di dare sollievo a disperati attraverso previsioni fatte in base all’osservazione dei transiti di corpi celesti. Però tutte queste previsioni sono insensate, se non si è in grado di prevedere che senza un passaggio dalla moneta sporca a quella pulita si rimane nella depressione o nella voglia di morire. A questo punto, se dici la cosa all’astrologo, anche l’astrologo si imbestialisce facendosi mesto. Lo stesso succede con tutti gli psicologi, gli analisti, e terapeuti vari. Perché tutta questa massa di curatori, dovendo operare in un organismo sociale avvelenato da una moneta concepita come debito, non può fare altro che indurre ipocritamente i “malati”, cioè gli aspiranti al suicidio a convivere con la menzogna. Diceva Jung, che secondo me è il rappresentante migliore di questi curatori: “Il concetto di Dio è in sostanza una necessaria funzione psicologica di natura irrazionale, che non ha assolutamente nulla a che fare con l'esistenza di Dio” (Carl Gustav Jung “Die Psychologie der unbewussten Prozesse”, Zungo 1917). Chiamando “necessaria” la follia, egli non poteva fare altro che costringere la psicoanalisi (ma questo vale anche per ogni astrologia o teologia dell’essere mesti) nella logica della menzogna. Infatti sostanzialmente afferma: “l’uomo ha la disposizione a presumere l’esistenza del divino”. Poi però aggiunge: “ma un essere divino, ben inteso, non vi può essere”. Che significa ciò?
Affermare che l'uomo è fatto in modo che per conservare la sua sanità mentale, deve presumere un essere divino, anche se questa è follia irrazionale, è sensato quanto affermare che se l’uomo vuol essere sano deve ammalarsi o convivere con la menzogna perché con la verità non può vivere.
A questo punto il candidato al suicidio preferisce morire. Perché sostenere il sistema come giusto quando giusto non è, come immettere nel sangue malato altro sangue malato. Per guarire invece mischiare sangue pulito a quello sporco per sostituirlo gradualmente e migliorare il sistema. Ecco perché nell’organismo sociale occorre una nuova moneta: la moneta è il sangue del mercato e dunque dell’organismo sociale. È una necessità
Altrimenti l’alternativa è il suicidio. Chi è il suicida? Il suicida non è uno che è stanco di vivere, ma che è stanco di non vivere. Il suicidio è il segno della sete di dignità, della sete di giustizia, e dunque della sete di vita. La vita fatta di non rapporti non è vita, né dignità. Il suicida non tollera di essere umiliato perché non ha rispettato le scadenze di pagamento ed è venuto meno alla parola data. Il suicidio è segno di nobiltà. È segno di gente che si sente moralmente integra. E allora preferisce all’umiliazione il suicidio. Oggi i vivi invidiano i morti. Perché i vivi vivono da zombi, da Ufo, oggetti non identificati. Il suicidio da insolvenza è la prova che gli esseri umani preferiscono identificarsi morendo piuttosto che sottostare al dominio degli zombi. Perché anche i manipolatori di capitali sono zombi antilogici, in quanto sono costretti a vivere con la scorta, per paura di morire, per paura degli attentati, per paura delle torri gemelle, ecc.Dacci oggi il nostro pane quotidiano! Il pane va dato. Non va prestato. E il pane può essere preteso dal cittadino quando il cittadino ha la proprietà della sua moneta.
Questa esigenza segna il cielo di oggi perché ciò che oggi è ancora celato è l’avvento dell’io, cittadino sovrano. I segni del cielo vanno scrutati con discernimento e non solo per interpretare aspetti planetari. Cristo invita a farlo in modo perentorio: “Sapete discernere l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo (del figlio dell’uomo) non sapete discernerlo?” (Lc. 12,36).

Via 18ª = 19-49

Soppesamento di interessi conviviali

Soppesamento di interessi conviviali
Avvicinarsi al regno animale ed alla natura, osservandone i rapporti col regno umano, conduce alla possibilità di soppesare il valore degli interessi conviviali di tutto l’organismo sociale. Se possiedi un cane, sai probabilmente che vi è più amore nei cani che negli umani, e convivere con gli animali è a volte più facile rispetto al convivere con i nostri simili. Come mai?
Premesso che la convivialità è opera esclusiva di persone in grado di motivare la giustezza dei mezzi usati (non secondo l’ottica del fine che giustifica il mezzo ma secondo quella che ogni mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto) e capaci di opporsi:

1°) alla corruzione del linguaggio quotidiano;
2°) all’idolatria della scienza;
3°) ed alla svalutazione delle procedure formali mediante le quali vengono prese le decisioni sociali (senza quest’opera il costo della difesa dello status quo non può che salire vertiginosamente determinando esclusivamente scontento, deprofessionalizzazione e progressiva depressione economica);

premesso tutto questo, l’avvicinarsi (esagramma 19) al collettivo PER LA CONVIVIALITÀ DI TUTTI è un bisogno universale, spirituale e materiale, di ogni essere umano.
Questo bisogno di interazione con gli altri è benefica comunione se capace di offrire continua sicurezza, così come per esempio è rassicurante sapere che il nostro frigorifero è pieno, o che vi sono persone che si occupano di noi, per cui possiamo contare su un buon gruppo di amici, colleghi, compagni, ecc., interagenti con altri, anche per vedere se le rispettive esigenze si incontrano.
Senza il soddisfacimento di tale comunione, nascono sostituzioni compensative, surrogati insoddisfacenti che sfociano poi nella dinamica alienante della rimozione psicologica: come la carenza di amore per gli animali (vedi ad es. l’uso delle cavie per gli esperimenti scientifici) genera eccessi di amore per gli animali diventando animalismo, sovvertendo così i relativi valori e bisogni, così la carenza di comunione fra la gente diventa comunismo. Nella misura perciò del sovvertimento (esagramma 49) dei valori e dei bisogni universali umani, la comunione diventa comunismo. I principi di qualsiasi relazione sono allora stabiliti in modo inverso: si decide in un senso o nell’altro in quanto i principi non si incontrano, scattano le divisioni, e nasce l’esigenza della “rivoluzione”. Ma la rivoluzione per la convivialità può generare sangue?
Il potere genetico del soppesamento di interessi conviviali è appunto questa facoltà di prendere una decisione netta di fronte ai principi dei nostri simili: o ci si incontra coi nostri principi oppure non ci sarà relazione.
L’osservazione spregiudicata di un ordinamento legislativo permette di distinguere fra comunione e comunismo nella misura in cui nell’enorme quantità di leggi sulla produzione, ce ne sia almeno una in grado di garantire giuridicamente al cittadino il godimento dei beni. Infatti, fra produzione e godimento dei beni vi è necessariamente un rapporto funzionale, dato che se io non sono certo di godere del risultato di una mia attività, il mio incentivo a produrre viene meno.
La condizione essenziale per instaurare qualsiasi procedimento produttivo è ovviamente la certezza del diritto. Se però non solo non vi è neanche una legge che garantisca il godimento dei beni, ma tutta la legislazione inibisce al cittadino la proprietà dei mezzi di produzione, tale certezza viene meno, e di fatto tutto concorre ad espropriare il cittadino a favore dei governi. E dato che in un organismo sociale non può esistere un patrimonio senza proprietario, delle due l’una: o la proprietà è dei cittadini, oppure è dei governanti: non può essere dello Stato, inteso come pura astrazione, poiché i fantasmi non esistono!
È paradossale che proprio là dove vige il materialismo, si finisca poi per credere ai fantasmi. Ma è la verità.
Il paradosso del materialismo, tipico della cultura di Stato, consiste infatti nell’arrivare ad un’immagine indefinita e nebulosa dello Stato stesso.
Questa è l’osservazione più importante che puoi fare per sviluppare al massimo questo tuo potere genetico, connesso al diritto alla vita. Il diritto alla vita che l’animalismo reclama per gli animali, dovrebbe essere attribuirlo anche all’uomo. Ma non è così.
Infatti ogni tentativo di soppesamento materialistico degli interessi conviviali, deve necessariamente cominciare con la formazione di nostri pensieri sugli oggetti osservabili. Iniziando col pensiero, per es., della proprietà materiale o con quello dei processi materiali di produzione (o col pensiero di qualsiasi altra materia), abbiamo già di fronte due distinti gruppi di fatti: il primo è quello degli oggetti del mondo materiale, il secondo è quello dei pensieri immateriali sul primo. A questo punto cosa fa (consciamente o inconsciamente) il materialista, o il legislatore materialista, o il politico materialista? Per eliminare i pensieri immateriali, dato che essi disturberebbero la sua concezione materialistica del mondo (scrupolosamente poggiante sull’oggettività scientifica per cui è reale ciò che è materialmente percepibile, e di cui si possa legittimamente dire “prendiamo atto”), egli cerca di comprenderli, attribuendo al pensare la facoltà di prodursi nel cervello esattamente come attribuisce al digerire quella di prodursi nell’intestino, cioè concependo i pensieri come processi materiali. Cosa succede allora? Succede che attribuendo alla materia proprietà meccaniche e organiche, il pensatore (o il legislatore) materialista attribuisce alla materia anche la capacità di pensare, senza accorgersi che, così facendo, non fa che spostare il problema: invece che a se stesso, attribuisce la capacità di pensare alla materia. Ed eccolo ritornato al punto di partenza: com’è che la materia può pensare sulla propria natura, non accontentandosi di accettare senz'altro la propria esistenza?
Ecco perché salta fuori poi la cosiddetta “persona giuridica”, cioè lo Stato fantasma, formato da uomini fantasma senza sangue e senza carne: attraverso il materialismo distogliamo lo sguardo da un soggetto determinato, dal nostro proprio io, ed attribuendolo ad una “persona giuridica” da noi creata sulla carta, arriviamo ad un'immagine indefinita e nebulosa, ritrovandoci di fronte lo stesso enigma di partenza. Come fa un contenuto cartaceo a svilupparsi per esempio economicamente?
Certamente il legislatore crea leggi scientificamente esatte atte a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano lo sviluppo. Però di fronte alle persone di carne e di sangue è costretto a chiamarle “persone umane”, come se esistessero anche persone non umane!
E di fatto è così! Le persone non umane esistono, ma le ha create lui: le persone non umane, o le persone senza contenuto umano, o le persone di carta, sono infatti create con la denominazione “persone giuridiche”! Qui però vi è un sovvertimento, dato che l’io umano è trasformato in un “non-io” cartaceo (“non-io” in quanto la carta non può avere un “io”). Allora vi è qui una vera e propria deformazione pregiudiziale di ogni valore!
Proviamo allora a verificarlo nei fatti.
L’Art. 3 della nostra Costituzione infatti recita: "[…] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]”. Delle due l’una: o la parola “umana” è una precisazione inutile, oppure è la prova che per il legislatore esistono anche persone senza contenuto umano, dunque fantasmi. La creazione dello Stato fantasma è dunque la dimostrazione che la concezione materialistica non può risolvere il problema, ma solo spostarlo: lo Stato di uomini di carne e sangue è inteso come Stato di persone giuridiche cartacee. Infatti, là dove vi è sovvertimento o deformazione dei giudizi di valore, si generano i paradossi del materialismo, tipico delle scuole di Stato.
L'art. 6 del capitolo 1° della costituzione sovietica, affermava, per es., la seguente norma: “La terra, il sottosuolo, le acque, i boschi, le officine, le fabbriche, le miniere, le cave, i trasporti ferroviari, acquei ed aerei, le banche, i mezzi di comunicazione ecc., sono di proprietà dello Stato”, ed anche a questo punto dell’art. 6 il legislatore precisava: “cioè patrimonio di tutto il popolo”. Ma se è necessario precisare dove è facile confondere, perché deve essere necessario distinguere dove la distinzione non dovrebbe essere necessaria?
Esattamente come nell’Art. 3 della costituzione italiana è percepibile l’inutile precisazione espressa nella parola “umana”, allo stesso modo nell’Art. 6 della costituzione sovietica è percepibile l’inutile precisazione espressa nelle parole “cioè patrimonio di tutto il popolo”.
Queste inutili precisazioni sono infatti utili solo a generare di fatto deformazioni psicologiche, che portate alle loro estreme conseguenze, come teoria socialista, in ultima analisi NEGANO LA PROPRIETÀ AL CITTADINO PER ATTRIBUIRLA ALL'ORGANO STATUALE.
Quando infatti l'art. 6 parla di “proprietà di Stato”, intendendo “proprietà dell'organo dello Stato”, ha bisogno di coniare un nuovo termine: “comunismo”. Ciò significa che “communio”, l’antico termine latino già coniato dal diritto romano, che significa comunione, e che indica un modo di essere della proprietà privata, lì non conta più, anche se - e qui sta il paradosso - affermando che il patrimonio dello Stato è di proprietà di tutti i cittadini, si dovrebbe attribuirne la titolarità alla collettività, cioè alla “comunitas”, onde appunto “communio”!
Dunque la parola “comunismo” non significa proprietà di cittadino: perché LA PROPRIETÀ DI CITTADINO È (e non può essere altro che) PROPRIETÀ PRIVATA. E poiché le scuole comuniste negavano la proprietà privata sui mezzi di produzione, esse non potevano affermare di intendere la dizione del citato art. 6 della costituzione sovietica nel senso che la proprietà dello Stato sia di tutto il popolo, cioè di tutti i singoli individui che compongono il popolo!
Oggi si crede ancora che la parola comunismo significhi comproprietà, e su questo equivoco si regge fondamentalmente tutta la carica falsamente rivoluzionaria del comunismo e dell’anticomunismo attuali.
Il concetto di comunismo marxista è completamente differente ed antitetico, infatti, a quello di comunione, perché comunismo non è proprietà di popolo - vale a dire comproprietà fra i cittadini - ma attribuzione del potere patrimoniale al potere politico.
Quando però si va a vedere come si determini praticamente nella società comunista il modo di vivere degli individui, ci si rende conto che la distribuzione dei beni di consumo è attuata mediante l'esercizio di un potere discrezionale da parte dell'organo dello Stato, cioè da parte di chi detiene il potere politico.
Siccome la proprietà è "godimento giuridicamente protetto dei beni”, e siccome l'“organo” è costituito dalle sue cellule, “le persone fisiche che esercitano la funzione", quando si attribuisce la proprietà all'organo, si ammette l'assurdo che il componente l'organo possa godere per conto dei cittadini!
Il soppesamento di interessi conviviali è dunque il potere di equanimità spirituale capace di sperimentare il contenuto reale dell’idea di rapporto organico che lega lo Stato al cittadino: infatti, delle due l’una: o quel rapporto è retto secondo i principi di uno Stato di diritto, poggiante su pensiero logico conforme alla realtà, oppure non ha ragione di esistere, perché altrimenti si crea schiavitù, vale a dire un rapporto organico senza funzionalità in cui non è lo Stato che serve il cittadino, ma è il cittadino che serve lo Stato.
Il “sabato per l’uomo” di cui parlava Gesù di Nazaret è allora invertito nell’“uomo per il sabato”, appunto: lo schiavo attuale.
Quando questa deformazione psicologica si determina, all'irrazionalità dell'ordinamento corrisponde, nella pratica della vita, una concezione allucinata di tutto il mondo dei valori spirituali, perché tutti i giudizi di valore vengono deformati.
La via 18ª del soppesamento di interessi conviviali, relativa agli esagrammi 19 e 49 del tuo oroscopo genetico, è dunque la tua capacità di ponderare la differenza tra la posizione del cittadino e quella dell'uomo politico, fra il sabato per l’uomo e l’uomo per il sabato, fra communio e comunismo, fra patrimonio economico e proprietà giuridica, fra rapporti con persone umane e rapporti con fantasmi (“persone giuridiche”), fra convivialità reale e “facsimile” di convivialità, ecc.
È normale che in uno Stato di diritto meramente cartaceo vi siano problemi di giustizia, di libertà di pensiero, e di fraternità fasulla chiamata solidarietà.
Detenzioni ingiustificate di cittadini, imprigionati in quanto dissidenti rispetto a leggi da loro ritenute inique, esattamente come nei gulag o nei lager, diventano la norma sottaciuta da tutti coloro che lo Stato ha spaventato attraverso la carta, vedi per esempio in Italia la non giustificata detenzione - fino a prova contraria - di Francesco Pazienza. Al cittadino spaventato e turlupinato non resta pertanto che chiamare “Ugo” il suo cane, tanto per proiettare Fantozzi fuori di sé, e percepire da esso quell’amore, che lo Stato fantasma non può dare, dato che non può nemmeno arrivare ad animarsi animalmente, essendo di carta.

Via 19ª = 21-45 (in fieri)

Via 20ª = 23-43

Patrimonio e proprietà del linguaggio
È il potere di chi appare taciturno, ma che quando incomincia a parlare tutti lo ascoltano e si vorrebbe continuasse il suo dire. Le forze interiori dello sgretolamento capace di frammenta le intolleranze eliminandole (esagramma 23), e la conseguente decisione (esagramma 43), operano come positiva facoltà di ascoltarsi dentro, capace di illuminare la veggenza personale e l’esperienza del concetto, incrementandole come facoltà dialettica dello “straripamento” del bene, senza compromesso alcuno col male. L’apparente frammentarsi del linguaggio, che riguarda questo potere genetico, diviene allora parola solare, proprietà di linguaggio, successiva al lavoro interiore di discernimento concettuale.
Senza questo lavoro interiore saremmo portati ad ascoltare solo noi stessi in meri soliloqui, e diverrebbe difficile apprendere qualcosa: la mia proprietà di linguaggio progredisce nella misura in cui uso consapevolmente il patrimonio della lingua.
L’uomo tende alla verità nella misura in cui impara a formularla attraverso il patrimonio del linguaggio: il bambino impara infatti prima a pronunciare la parola e poi, a partire dal suono, sviluppa l’essenza della verità. Ma inizialmente riesce solo a balbettare: ba, ba, ma, pa, ecc.: sperimenta inizialmente la parola; successivamente sperimenta il contenuto concettuale, acquisendo proprietà di linguaggio. Questa dinamica di apprendimento passa di solito inosservata, e ciò comporta due guai: il primo è una pedagogia di Stato in cui la proprietà di linguaggio è inculcata nei bambini come se i bambini fossero sacchi da riempire di astrazioni, senza estrarre maieutiucamente nulla dei loro effettivi talenti, che portano con sé come loro personale reminiscenza di vita prenatale. Il secondo è lo stato di “in”-“differenza” in cui economia e diritto, prendendo l’una il posto dell’altro, generano carestia in tutto l’organismo sociale. Patrimonio è un concetto economico. Proprietà è un concetto giuridico. Chi non distingue essenzialmente questi due concetti pensa in modo astrattamente logico o giuridico, ma non in modo conforme alla realtà.
La confusione fra patrimonio e proprietà dipende infatti dall’abitudine ad usare i concetti, così come li apprendiamo mnemonicamente dai libri, senza sperimentarli interiormente. In tal modo ne perdiamo i contenuti o li scambiamo con altri (trasformismo concettuale), anch’essi superficialmente intesi.
Il contenuto del concetto di “patrimonio” è infatti essenzialmente economico non giuridico: io uso un bene patrimoniale per merito - risparmio, sacrificio, sudore, ecc. -, non per incartamenti giuridici che ne attestano la proprietà, perché la carta è successiva, e non precedente, alla soddisfazione proveniente da quel merito, come bene patrimoniale. Infatti la valutazione patrimoniale consente, sì, di qualificare un bene come idoneo a soddisfare un bisogno; dunque può, sì, essere oggetto del diritto, ma può anche non esserlo. Una cosa è certa: che comunque tale valutazione non può trasformare l’essenza economica del patrimonio in un’altra essenza, vale a dire giuridica.
Diverso è infatti il concetto di proprietà essenzialmente giuridico.
La confusione fra questi due concetti genera in ultima analisi una specialissima schizofrenia economico-politica in cui due concezioni antitetiche del diritto di proprietà si fanno consociativismo occulto e manipolazione dei capitali del cittadino, generando schiavitù: da un lato, la proprietà è intesa come strumento PER la persona fisica (il sabato PER l’uomo di cui parlava Gesù di Nazaret); dall’altro è intesa come strumento personificato (materialismo giuridico in cui si tratta il diritto come invenzione - o magia nera creatrice - della cosiddetta “persona giuridica”), come documento, carta.
Attraverso lo studio di questo tuo potere genetico puoi entrare qui in un aspetto della dialettica di ogni politica sociale: il “socialismo” è infatti, da questo punto di vista, il compromesso fra le due concezioni della proprietà sopra caratterizzate, il cui risultato disastroso è percepibile come sintomo di deficiente macchinazione umana a danno di tutti, e dunque di “sgretolamento” materiale reale (esagramma 23), causato da pensiero debole, cioè da insufficiente
lavoro interiore di discernimento concettuale (esagramma 43).
Anche nel parlare, la proprietà di linguaggio è successiva e non precedente alla mia esperienza del patrimonio linguistico universale. Se la proprietà di linguaggio fosse precedente, non vi sarebbe teleologia (studio della finalità, logica dello scopo, dal greco télos, "fine", e lógos, "discorso") e quindi in definitiva non vi sarebbe senso della vita e del mondo, dato che tale senso solo la persona reale in carne ed ossa è in grado di sperimentare, e che la persona di carta (“persona giuridica”) non può assolutamente possedere. Questo potere genetico è dunque una facoltà umana che esige particolare cura interiore, dato che tradurre in parole esatte ciò che avverti in te come interiore conoscenza, a volte è difficile. Questo è tuttavia proprio un tuo grande talento, senza il quale saresti trattato da outsider o frainteso, innescando un circolo chiuso a sua volta generatore di ulteriore difficoltà ad esprimere esattamente o nel momento opportuno i concetti: un problema di forma, che tu però impari a risolvere momento per momento, attendendo con pazienza il giusto momento e il modo adatto, e conformando il linguaggio a dati reali. In ciò consiste la tua possibilità di evoluzione, che ti rende geniale, e precursore.

9.4.06

Via 21ª = 24 61

Consapevolezza

La consapevolezza è il fine intrinseco al pensare. L’arte del pensare in modo conforme alla realtà è creatività strutturata “logicamente” nei suoi quattro livelli di logica: intellettuale, immaginativa, ispirativa, ed intuitiva. Il massimo punto di arrivo della logica, quando essa è conforme alla realtà, vale a dire concreta, piena di contenuto, è infatti la consapevolezza. Se io sono concretamente consapevole che lì c’è una curva, non vi entro a 200 all’ora...
Qualsiasi altro fine dipende dalla consapevolezza, la quale è in realtà la salute stessa di tutto l’organismo sociale.
L’organismo sociale è composto da esseri umani, e l’umanità da uomini e donne.
Nelle donne, la categoria dei pensatori è carente per crisi ontologica, o logica, o del logos essenziale, e/o dell’io, incapace di riconoscere l'altro da sé, ecc. La veracità intrinseca delle cose del mondo è un’esigenza della consapevolezza, la quale se non adempiuta pregiudica la vita del pensare. D’altra parte se il nostro pensare è talmente “debole”, o “femminile”, da non essere in grado di accogliere il nuovo, tale esigenza insoddisfatta pregiudica la consapevolezza, ed anche se trasformare il passato è facilissimo(1), non si può che ritornare al passato senza possibilità alcuna di migliorarlo.
Se si accetta per buona la sapienza essenziale dell’antichità o della moderna scienza dello spirito, sostanzialmente concordi nell’affermare che la natura umana maschile è spirito impregnato di materia, mentre quella femminile è materia impregnata di spirito, si può accettare da un lato che il benessere della natura maschile consiste nell’accogliere dalla natura femminile i livelli superiori della logica, vale a dire il livello immaginativo, quello ispirativo, e quello intuitivo: ciò conferisce elasticità mentale al suo immateriale “motore immobile”; dall’altro che la natura femminile deve, per star bene, accogliere dalla natura maschile il livello intellettuale, che è il primo dei quattro livelli logici: ciò conferisce interiore coerenza col mondo esterno materiale.
È certamente vero che in merito ai problemi pratici e materiali, la donna è in genere più coerente dell’uomo, dato che l’uomo rischia maggiormente di perdersi nel mero intellettualismo. Ma anche la donna può perdersi: quando il mero empirismo, o il mero empiriocriticismo, o la mera sensitività, ecc., predominano nel suo pensare. Faccio un esempio: se di fronte ad un problema filosofico, o esistenziale, o sociale, del marito, la moglie risponde con la risoluzione: “Vai a lavorare e porta i soldi a casa”, questo è sintomo di carenza di consapevolezza, e di carenza di umanità. Altro esempio: se di fronte all’ingiusta pena inflitta a Giordano Bruno, che nel 1600 fu arso vivo dalla chiesa cattolica romana nel Campo dei Fiori a Roma, io affermo che è giusto che sia così perché legge e ordine sono esigenze sociali, assumo come pensiero elementi astrattamente sensoriali, non distinguendo in me fra percezione e concetto e, credendo che tutto sia percezione, sento che è giusto così: perché è sempre stato così, dato che il male nel mondo c’è sempre stato, e così le ingiustizie! Ma questo non è altro che perbenismo borghese, che porta al decadimento nel passato, in quanto le cose vecchie non vengono eliminate, ed anziché introdurre cose nuove adatte ai tempi si persevera nel vecchio e per di più in errori antichi: non si crea alcunché di buono, e ci si comporta con la medesima assenza di creatività delle donne, le quali però, sono in certo modo giustificate nella loro assenza di logica. Infatti la donna è matrice naturale del nuovo, in quanto genera prole, e manifesta naturalmente il nuovo. “Nove” in latino è un avverbio che significa “nuovamente”. Ed il bambino nel grembo materno impiega NOVE mesi pere venire alla luce.
Ma dal punto di vista del pensiero intellettuale la donna è generalmente “cerebralmente morta”. La medicina ufficiale considera morta una persona in stato di “morte cerebrale irreversibile”. Non intendo questo. La “morte cerebrale” della donna, anzi dell’elemento femminino di ogni essere umano, è una specie di defaillance del cervello a livello spirituale: una vera e propria interruzione della connessione tra il sistema neurosensoriale ed il sangue. Se la connessione tra circolazione e nervo è interrotta, non può più esservi interazione fra loro: non vi è scambio di azione tra sistema nervoso e sangue, cioè fra moto interiore ed io, e ciò comporta l’impossibilità di sperimentare la realtà esterna per mezzo del sistema nervoso.
Certamente la coscienza superiore femminile si attiva, ma solo come realtà esperienziale della propria emotività. L’“animalismo” prende allora il posto del pensiero, dato che anche gli animali comunicano fra loro.
Si grugnisce anziché ragionare. Si fiuta cocaina anziché pensare, perché fiutare il mondo è scambiato per pensiero. Il sentire è sostituito col - e creduto essere il - pensare! In tal modo il mio simile, col suo problema psicologico, o filosofico, o esistenziale, o sociale, non c’è più. Scompare con l’atteggiamento tanto femminile quanto moralista e piccolo-borghese di chi dice: “Vai a lavorare!” La risoluzione di tutto è: vai a lavorare! Vale a dire: sii schiavo, perché è sempre stato così! Tutto cambia affinché tutto rimanga come prima! Il “gattopardismo” poggia, appunto, su questa mentalità borghese e perbenista, ben lontana dalla consapevolezza.
Il padre di questa concezione gattopardesca dell’involuzione sociale è senz’altro Ernst Mach (1836-1916), il filosofo che scrisse fra l’altro “Filosofia di come pensare il mondo secondo il principio dello sforzo minore” (“Philosophie als Denken der Welt gemäss dem prinzip des kleinsten Kraftmasses”)(2)!
Mach è l’incarnazione stessa di questa mentalità piccolo-borghese del perbenismo. La sua era la “filosofia di Stato” di allora, estrema conseguenza di metodi scientifici del bestialismo materialistico pratico, metamorfosati in pensiero sociale.
Oggi le cose non sono gran che cambiate. Sono peggiorate, dato che non sono più solo le scuole di Stato oggi a proporre tale bestialismo: siamo tutti. È proprio la parte che in noi si rifiuta di affrontare i problemi alla radice a proporre il bestialismo, in quanto l’ondata di sentimento del pensiero sociale scientico-materialistico ci travolge dicendoci: “Dato che è sempre stato così, è inutile muoversi per cambiare, perché tanto è tutto maia, tutto è illusione…”. È il pensiero new age! Nuova forma della filosofia del minimo sforzo di ragionamento: l’avvento del pensiero debole…
Nel diffondersi, questa ondata afferrò e continua ad afferrare il pensiero sociale, diventando potenza assolutamente distruttiva di tutta l’umanità.
Salta fuori un Nanni Moretti che dice: la forma è sostanza, e nessuno si chiede cosa sia la sostanza, cioè “ciò che sta sotto”. Cioè: se la “sub-stantia” è forma, allora sotto la pelle umana, che determina la forma umana, cosa c’è un’altra pelle? Forse è davvero così: il trasformismo del serpente, che cambia pelle, ha probabilmente bisogno anche di queste insufficienze di pensiero.
Oggi, è questa la “moda del pensiero debole”! Ed è giusto che sia così. Perché solo avvertendo la debolezza, ci si può rimettere in forza.
Infatti, come la pelle è il segno delle condizioni di salute del corpo, così la moda riflette fenomeni sociali sostanziali.
Herbert Spencer, notando la polarità "moda"-"cerimoniale", ne coglieva le differenti finalità affermando che il cerimoniale ha lo scopo di rendere percepibile la differenza tra chi sta in alto e chi sta in basso, fra autorità e chi deve sottostarvi(3). La parola latina "caerimonia" indica venerazione di cose sacre, resa visibile dal comportamento. E infatti il “cerimoniale” è il rito magico, che comincia ad avere vigore quando chi sta in alto ed ha potere è percepito come qualcosa di sacro, che il cerimoniale appunto ha il compito di rendere pubblicamente percepibile; invece la moda tende a rendere chi sta in basso e chi sta in alto simili nell’aspetto.
E Simmel rilevava che in Europa l’affermazione della moda era in fondo l’ascesa della borghesia(4), la quale riduceva le distanze tra sé e l'aristocrazia, ma contemporaneamente accentuandole rispetto al proletariato: “la moda è imitazione dei comportamenti delle classi più elevate ma, contemporaneamente, volontà di differenziarsi dalle classi inferiori, così che nei continui cambiamenti della moda si rispecchia l'irrequietezza sociale, il bisogno di riformare, trasformare, ciò che esiste”(5).
Però ugualmente non cambia alcunché: dato che si tratta di un bisogno che non può essere provato da chi abita questi due poli della scala sociale: infatti chi sta in alto è potente e sta bene, non può ricevere altro che danni dalle riforme, dunque qui vige l’immobilismo; all’estremo opposto, vige ugualmente l'immobilismo, dato che vi è impotenza, e per di più pensiero sempre più debole, che entra nelle coscienze dei cittadini tartassati e scientificamente persuasi che è giusto che sia così, dato che il noto adagio nichilista materialistico pratico afferma sempre che “Non esistono verità e certezze definitive… Dunque cosa ti muovi a fare?”.
Da entrambi le parti dunque, l’immobilismo è glorificato!
Chi vuole allora davvero le riforme?
Gli unici che possono volerle sono quelli che stanno in mezzo, cioè fra un polo e un altro, in quanto possono avere sia la forza di cambiare le cose, sia da guadagnare cambiandole.
Ma cambiare le cose che significa?
Vuole forse dire che per cambiare basta dire, “denunciare”, intendendo la “denuncia” come un primo passo verso una “presa di coscienza”, capace di cambiare davvero le cose, a partire dal “basso”?
La risposta della new age e dell’orda degli attuali filosofastri a questa domanda è: medico cura te stesso, cambia te stesso, perché tutto è già stato detto; già Hegel diceva per esempio che la storia è fatta dai servi (che si differenziano tanto dai padroni quanto da chi muore di fame); e questo fenomeno non fu forse già riproposto nelle società di massa, dove fu il proletariato a ridurre le distanze rispetto ai modelli borghesi? Inoltre, sul piano dell’apparenza, il processo di distruzione del cerimoniale borghese è, anzi, già concluso, dunque…
Infatti oggi una commessa ha per quasi tutta la giornata il medesimo aspetto della principessa d'Inghilterra o della figlia del grosso industriale. Ma appunto si tratta di un’eguaglianza e quindi di democrazia apparente!
Il potere si è trasferito altrove.
Eppure, l’apparenza, l’immagine, ha un peso che non aveva in passato: tutto ciò che conta, non può rimanere nascosto, privato, chiuso nell'intimità, ma deve diventare pubblico, visibile a tutti! Perché questo è sempre accaduto per il potere. Potente è chi viene riconosciuto tale dalla società. E oggi questo accade anche per la felicità: felice è chi è riconosciuto tale dagli altri; e questo riconoscimento si produce sostanzialmente quando SI SEMBRA FELICI!
Ecco perché nei Paesi industrializzati la moda consente alla gente di sembrare felice, elargendo al cittadino una porzione di ciò che per la nostra cultura è felicità reale. A raddoppiare tale apparenza, identificando quella porzione di felicità alla felicità piena e completa, ci pensa poi la pubblicità.
È l’avvento dell’uomo felice e giocherellone secondo la moda? Come sono felice! Non manco di nulla! Che bello!
Certo, la moda è oggi una delle forme più importanti d’investimento, e l'anima della moda esprime nel modo più diretto l'anima del capitalismo, cioè l'anima dell'uomo nuovo che si libera da ogni ordinamento immutabile e da ogni cerimoniale che lo consacra. Perciò la moda è in sintonia con i tratti di fondo della cultura contemporanea, che non crede più in verità assolute e definitive. “L’apprezzamento di Nietzsche per l'incerto, l'effimero, il mutevole, l'imprevisto” - afferma Severino“non solo è convergente con lo spirito del capitalismo, ma è la giustificazione più perentoria della moda e del suo estendersi a tutti gli aspetti della vita. Se Leopardi non apprezza l'effimero, considera però una follia credere nell'eterno. La moda e la morte sono entrambe figlie della caducità, ma non esiste nient'altro che la caducità: nelle cose e nella loro conoscenza. Anche il pessimismo di Leopardi è in sintonia con lo spirito che sostiene il capitalismo e il mondo contemporaneo”(6).
Dunque diventa moda tutto: non solo l'abbigliamento, l'arredamento, il mezzo di trasporto, il comportarsi, il mangiare, il dormire, e il divertirsi, ma anche le informazioni sul mondo, il giudizio su ciò che è bello e brutto, le convinzioni intorno a ciò che è bene e male. La verità stessa diventa una moda, dato che la verità di moda oggi è che non ci sono certezze di verità!
A questo punto si può dare risposta al senso del cambiare. Cosa significa cambiare?
Per cambiare non basta parlare, “denunciare”, dato che qualsiasi affermazione di verità oggi diventa condannabile (ed anche se si può dimostrare che tale condanna è un equivoco dell’Occidente, la verità di moda oggi condanna anche quella dimostrazione, in quanto si è in grado di dimostrare tutto e il contrario di tutto).
Dunque, se non esistono verità e certezze definitive, L'UNICO VALORE CHE RIMANE È LA CAPACITÀ DI IMPORSI SUGLI ANTAGONISTI.
Cambiamento è dunque diventare capaci di imporsi.
Di fronte ai turbamenti provocati da coloro che vogliono tenere divisi i cittadini sul “chi ruba di più”, al fine di dominarli imponendo loro la loro “democrazia”, la più sanguinaria dittatura denarocratica mai esistita a favore di certe banche e di certe multinazionali, di fronte a questi criminali, calunniatori, falsi cristiani, falsi filosofi, chierici traditori del terzo millennio, falsi politici, falsi amici o false amiche, non vi è dunque altra via se non quella indicata da Gesù di Nazaret, cioè imporre se stessi attraverso il sacrosanto diritto di epicheia: BASTA CON LA TASSAZIONE. NON PAGO PIÙ. L’EVASIONE FISCALE È, FINO A PROVA DEL CONTRARIO, DIRITTO DI EPICHEIA CRISTIANA!
Cambiamento è dunque consapevolezza CAPACE non solo di annunciare verità continuamente messe in astratta discussione da chi fa il gioco dell’antistato contro lo Stato, attraverso i soliti slogan gattopardiani favorevoli a combattere l’evasione fiscale, ma di PRATICARE tale verità. La verità su banchi e cambiavalute, su moneta debito e moneta credito! E praticarla soprattutto anche rovesciando i banchi dei CAMBIAVALUTE INTERIORI, attraverso il coraggio di dire pane al pane e vino al vino, o sepolcro imbiancato al sepolcro imbiancato, o razza di vipere alle razze di vipere, oppure ancora dicendo: “QUESTA CHE DICI È UNA CAGATA PAZZESCA”, ogni volta che si è di fronte ad una cagata pazzesca. È il messaggio di Fantozzi? Certamente. È il senso.
Ma occorre imporsi cristianamente.
In un modo o nell’altro.
D’altra parte la moda di oggi è appunto dare il proprio consenso a ciò che è via, via, capace di imporsi, sia esso una forma di abbigliamento o di percezione del mondo.
Occorre il coraggio della verità. Questo è il cambiamento: l’introduzione in me della potenza che lo Stato antiuomo e antistato sistematicamente mi toglie.
Chi sa ragionare si accorge infatti che vi è un profondo legame fra moda e potenza.
Certo, oggi, il cittadino, dando il suo consenso alla potenza dei “signori” - per esempio a potenze come quella dei signoraggi bancari - può solo impadronirsi di briciole delle novità capaci di imporsi: non può impadronirsi dell’apparato che produce le novità, né di quelle novità - disponibilità monetaria, armamenti, conoscenze - che consentono il controllo di tale apparato.
Ma la moda è in ogni caso destinata “a diventare sempre di più il riconoscimento della cangiante configurazione del mondo, prodotta dalla potenza suprema della scienza e della tecnica”(7)!
Perciò le riforme, il cambiamento, non stanno solo negli argomenti intellettuali new age del “cambia te stesso”, ma nell’IMMISSIONE DI VOLONTÀ NEL PENSARE, al fine di rafforzarlo, eterizzarlo, conferirgli forza vitale, guarirlo.
Occorre la capacità di percepire il tempo del volgimento, se si vuol cambiare. Se non si percepisce che è arrivato il tempo in cui sempre di più il lavoro sarà svolto dalle macchine, è inutile e completamente cretino oggi affermare l’etica del lavoro con frasi come: “Vai a lavorare”, rivolte magari a chi si accorge che il problema del lavoro è appunto questo, cioè che esso sarà sempre più sottopagato, proprio perché già ora viene sempre più svolto dalle macchine. L’etica del lavoro è una cagata pazzesca? Sì. È così: OGGI L’ETICA DEL LAVORO È UNA STUPIDAGGINE! IL PENSIERO FEMMINILE, IL PENSIERO DEBOLE, DISTRUGGE IL MONDO.
È tempo di epicheia cosmica. Questa è la consapevolezza.
La veracità intrinseca è pertanto necessaria se si vuole accogliere consapevolmente nel tempo del volgimento le problematiche della convivenza sociale, altrimenti si creano solo pressioni, sempre più acuite da quella razza di pensatori “elucubratori” che, odiando la verità, ragionano esclusivamente come è imposto loro dall’alto.
Consigliabile per costoro è allora farsi ispirare dalla quiete della notte. Solo la notte non rimuove la verità, grazie ai sogni!

Il "Washington Consensus", cioè l’insieme dei dogmi economicisti che da 40 anni viene imposto alla cieca alla vita economica degli Stati mondiali, è massimamente in crisi, dato che è messo in discussione perfino dal fondo monetario internazionale (FMI) stesso. Per il "risanamento" dei Paesi indebitati (praticamente tutti), il FMI faceva, con denaro creato dal nulla, cioè senza alcuna garanzia aurea, abolita nel '71 con la fine degli accordi di Bretton Woods, "prestiti" che condizionava a misure draconiane: il Paese debitore avrebbe dovuto abolire i dazi ed aprirsi alle importazioni estere, secondo l'antico adagio di Smith: “Anziché produrre merci, acquistatele dai paesi che le producono al minor prezzo”; avrebbe dovuto poi svalutare la sua moneta per rendere più competitive le sue esportazioni, e usare i guadagni non per costruire infrastrutture necessarie alla sua società (strade, scuole, centrali elettriche, sistema sanitario, ecc.), ma per saldare il "debito" alle banche creditrici. Secondo il "Washington Consensus", questa ricetta avrebbe attirato investimenti esteri e prodotto crescita nei Paesi debitori. Di fatto, è avvenuto esattamente il contrario, cioè fallimento totale: dal Messico alla Russia, e dalla Russia all’Asia Orientale, fino alla bancarotta dell’Argentina, questo stile smithiano, che sostituisce il vuoto di idee, continua pertanto, fino a prova contraria, a rivelare la sua deficienza, cioè la rovina globale: un alluvione di merci, destinate a Paesi il cui potere d’acquisto continua a scendere, per cui le merci finiscono per restare invendute. Poi, quando l’Argentina violò il tabù fantozziano, affermando il diritto sovrano di non voler più pagare i creditori (in realtà sono truffatori, dato che non hanno il valore della cartamoneta che prestano) e il "Washington Consensus" previde per l'Argentina rovina e fuga di capitali, anche qui è avvenuto il contrario: dopo qualche anno di difficoltà, ora l'Argentina cresce del 7% annuo, e le banche fanno a gara per offrirle nuovi "prestiti".
E in Italia?
Oggi in Italia siamo economicamente governati da tre deboli di pensiero, Padoa-Schioppa, Monti, e Draghi, i quali come sacerdoti delle dottrine del "Washington Consensus", che continuano ad imporre alla gente, non sapendo fare altro, ed evidentemente non avendo alcun'altra idea, benedicono parole come "liberalizzazione", "privatizzazione", "flessibilità", "moderazione salariale", ecc., per risolvere la "competitività" con la Cina. E mentre perfino il FMI si è accorto che il "Washington Consensus" è finito, loro no: costoro continuano imperterriti, perché quella è la sola idea che hanno in testa. Avendo la testa quadrata come un computer, continueranno ad applicare quella medesima idea finché qualcuno non cambierà loro il software. Il nuovo software dovrebbe consistere nel dichiarare i popoli proprietari della propria moneta, cioè proprietari dei risparmi che creano, creando benessere col sudore della propria fronte. Ma per l'installazione di questo nuovo software occorre il coraggio della memoria, oppure quello della verifica di essa: nel 1885 infatti Marx svelò nel Capitale (Libro 1, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818) i tratti truffaldini del meccanismo su cui stavano crescendo le banche centrali. Dunque, fino a quando non si corregge l'errore, anziché rimuovere dalle coscienze sia la memoria che il coraggio, non si può che continuare con le idee di Smith o di Keynes: quando lo Stato ha bisogno di soldi, si rivolge alla banca centrale europea (BCE). Alla BCE stampare una banconota da 50 euro costerà 5 o 6 centesimi di euro. Ammettendo che sia così, il cittadino allora si chiede: quanto paga lo Stato alla BCE per quella singola banconota? La logica vorrebbe che pagasse 5 o 6 cent, più un margine di guadagno. Ma non è così. Per una banconota da 50 euro, che dovrebbe costare 5 o 6 cent, più quel margine di guadagno, lo Stato paga alla BCE 50 euro più gli interessi! Questo trucchetto si chiama signoraggio, ed è causa di molti mali tra cui il debito pubblico e la forte tassazione degli Stati sui cittadini. Tutti parlano di debito pubblico: giornalisti, politici, presentatori, uomini di spettacolo… Ma nessuno dice come si forma. Se fossero i cittadini ad essere proprietari della moneta, non pagherebbero di certo il “debito” alla BCE (che oltretutto è una banca privata con scopo di lucro, ed i cui soci azionari sono le varie banche nazionali, le quali a loro volta hanno come soci azionari banche minori e grossi gruppi assicurativi). Urge trasformare il signoraggio in reddito di cittadinanza per impedire le guerre! Certo la salute dello Stato si chiama guerra, e Smith credeva cosa buona e giusta finanziare guerre attraverso le tasse. Però sarebbe davvero ora di finirla con queste fesserie.

la parte in blu è stata pubblicata
il 23 luglio 2006 dal quotidiano piacentino "Libertà":
Come il vento soffia sul lago e muove la superficie dell’acqua, così si manifestano in te i visibili effetti dell’invisibile, nella misura in cui ti liberi dai pregiudizi in merito alla verità.
Il porco che sgrufola nel guano, e il pesce che guizza via al primo sensibile cambiamento intorno a sé, essendo gli animali meno spirituali, sono anche quelli che si lasciano più difficilmente influenzare. La forza della veracità intrinseca deve raggiungere un alto grado allora prima che la sua influenza si estenda anche su simili creature: “trovandosi di fronte a tali persone caparbie, difficili da influenzare, tutto il segreto del successo dipende dal trovare la via giusta per ottenere acceso al loro animo. Bisogna prima rendersi del tutto liberi dal propri pregiudizi. Bisogna lasciare che la psiche dell'altro agisca su di noi rimanendo completamente ingenui; allora ci avviciniamo interiormente a lui, lo comprendiamo ed otteniamo potere su di lui, di modo che la forza della nostra propria persona acquista influenza sull'altro attraverso la porta aperta”(8).
Quando farai così, e nessun ostacolo ti risulterà insuperabile, potrai intraprendere anche le cose più pericolose, e vi riuscirai.
Solo è importante comprendere su cosa basa la forza della veracità intrinseca che la consapevolezza di oggi richiede.
Essa non si basa sull’intimismo sentimentale o su solidarietà segrete, dato che tali intime solidarietà possono esserci anche fra briganti.
In tal caso vi è, sì, una forza, ma questa non porta salute, perché non è invincibile, e procedere in base ad interessi comuni può continuare ma solo fino a un certo punto, e dove termina la comunanza d’interessi termina anche la solidarietà, e la più intima amicizia si capovolge spesso in odio…
Solo dove la base è la rettitudine e la costanza dell’epicheia cristiana, cioè dell’io, l'unione rimane tanto solida da superare qualunque cosa, dato che essa trae la sua origine non da debolezza ma da chiarezza superiore.
La verità è sinfonica, ed ogni essere umano non imbestialito ha, nel suo piccolo, la potenzialità di portare alla luce e svelare ai suoi simili, molti dei misteri occulti che costituiscono la verità. In definitiva la scelta è: o uso il mio denaro per trarre il massimo vantaggio per me (il che significa sfruttare gli altri), oppure lo uso come strumento per dedicare al meglio i miei talenti agli altri, nella gioia di andare incontro ai loro bisogni.
Questa piccola-grande scelta decide le sorti dell'umanità.
Il pensiero debole ha bisogno di questo ricostituente.
Ecco perché il potere della consapevolezza è una CURA (RI)COSTITUENTE anche per l’Italia.
Ha diritto di chiamarsi Rivoluzione solo l’azione rinnovatrice che scaturisca da un tale mutamento di coscienza, ossia dal coraggio interiore di uomini capaci di comprendere che cosa deve veramente essere superato nell’individuale natura, perché il rinnovamento abbia inizio.
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(1) Cfr. “I KING”, Esagramma 24, FU, IL RITORNO (IL TEMPO DEL VOLGIMENTO), Ed. Astrolabio.
(2) http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1908/mec/six5.htm
(3) in E. Severino, “La bilancia. Pensieri sul nostro tempo”, Ed. Rizzoli, Milano, 1992.
(4) Ibid.
(5) Ibid.
(6) Ibid.
(7) Ibid.
(8) “I KING”, Esagramma 61, CIUNG FU, LA VERITÀ INTRINSECA, op. cit.

Via 22ª = 26-44

Principio economico e sociale del minimo mezzo

Il dono del principio socio-economico del minimo mezzo è la più alta capacità dell’essere umano finalizzabile a scopi altamente sociali. È forza domatrice grande (esagramma 26) collegata alla facoltà conviviale del farsi incontro all’organismo sociale (esagramma 44) con conoscenza-reminiscenza delle capacità altrui, e con capacità di conferire ulteriori facoltà evolutive ai soci. Pertanto questo è il potere per eccellenza, la cui comprensione in profondità, promette beneficio non solo al suo portatore ma a tutto l’organismo sociale in cui è inserito. Equità, fraternità e benessere dipendono da tale comprensione.
Chi possiede questo dono a metà, per es., in merito a riferimenti astrali con uno solo di questi due esagrammi (26 o 44) deve stare all’erta in merito al suo “uso”, se non vuole procurarsi svantaggi procedendo con esso alla cieca. Infatti se, per es., è meramente mosso dal solo fine di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, dovrebbe essere poi anche in grado – proprio per non generare iniquità - di trasformare l’aforisma “il fine giustifica i mezzi” nell’altro più saggio che recita "il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto"(Lutzu); se invece, sempre per es., è mosso dal mero fine di manipolare egoisticamente le persone, allora non sa ingrandire gli altri, e rischia di incarnare lo spirito mefistofelico (o arimanico, che sostituisce il dio trino col dio quattrino, assoggettando i popoli) la cui volontà è solo quella di inginocchiare il mondo intero.
La costituzione fasulla delle cosiddette “persone giuridiche" (per es., le società per azioni con scopo di lucro) non è altro che un esempio percepibile dell’uso iniquo di questo potere, e poggia su tale diabolico (mefistofelico) principio di mera manipolazione delle persone attraverso la loro succubanza al lucro, promesso irresponsabilmente da dette “persone giuridiche”.
Chi invece ha integralmente in sé questo dono, come nel caso di questo oroscopo, riesce con maggiore facilità ad usare questo potere, in quanto il principio economico e sociale del minimo mezzo è per lui un principio fisiologicamente genetico: egli sa essere selettivo; e fra il vendere come "oro" la sua merce anche se oro non è, ed il vendere come “merce” il suo oro con l’aggiunta del suo talento nel lavorarlo (ed è risaputo che talento e lavoro, non essendo merce, non hanno prezzo), sceglie quest’ultima opzione. Così facendo, egli volge a proprio favore le situazioni, le quali ne risultano anch’esse beneficate.
Abile a trovare tutti i possibili mezzi di sopravvivenza, potresti addirittura sopravvivere senza far nulla di materiale o di faticoso. Sei infatti massimamente attirato da lavori immateriali, capaci di offrire una vita dignitosa. Sei pertanto potenzialmente anche un ottimo manager, in quanto questo potere riguarda in profondità la reminiscenza, la cui sindéresi conserva le passate memorie dell'imprinting cellulare genetico. Ed è proprio questo che ti rende molto efficace nell’agire in base al ricordo delle tue esperienze passate.

APPROFONDIMENTO
Il seguente approfondimento riguarda la tua capacità di CONFERIRE ulteriori facoltà a coloro che si associano culturalmente, giuridicamente, o economicamente, a te.
La capacità di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, è espresso da un principio economico detto "del minimo mezzo", la cui essenza non è giuridica, ma viene impropriamente, cioè furtivamente, surrettiziamente, assegnata al diritto, per cui tale principio economico è detto anche “principio di diritto commerciale”. Si tratta del principio, assunto come criterio normativo dal 2° comma dell'art. 2253 del codice civile, che recita: "Se i conferimenti non sono determinati, SI PRESUME CHE I SOCI SIANO OBBLIGATI A CONFERIRE […] QUANTO È NECESSARIO PER IL CONSEGUIMENTO DELLO SCOPO SOCIALE".
Ciò che sfugge oggi al pensiero debole del materialismo giuridico di tutto il pianeta in merito alle cosiddetta “persona giuridica” – vale a dire alle società per azioni con scopo di lucro, è che LO SCOPO È IL LUCRO DEI SOCI, NON DELLE SOCIETÀ, e che scopo, mezzo e criterio per raggiungerlo, sono di natura economica, non giuridica. Di conseguenza anche il conferimento delle cosiddette quote sociali dev’essere realizzato secondo il principio del minimo mezzo, la cui natura è anch’essa economica e non giuridica. Infatti l’art. 2247 del codice civile recita: "Con il contratto di società due o più PERSONE conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili". Dunque LO SCOPO È IL LUCRO DELLE PERSONE, NON DELLE SOCIETÀ,
Nella misura in cui invece ci si associa culturalmente o economicamente tirando in ballo diritti di proprietà si costituiscono società astratte, “persone giuridiche”, veri e propri mostri giuridici, fantasmi giuridici, che in pratica “pelano” i cittadini, dopo averli convinti attraverso le scuole di Stato (dalle elementari fino all’università) e attraverso i mass media, che la responsabilità limitata di dette società è più importante di quella delle persone in carne ed ossa. In altre parole: si producono schiavi scientificamente persuasi che “società”, Stato, e sistema bancario, attraverso l’introduzione della persona giuridica il nuovo dio della persona in carne ed ossa. Qui sta il nervo scoperto del supercapitalismo occulto: nell’accettazione della persona cosiddetta “cittadino” di essere signoreggiata dal fantasma giuridico della persona cosiddetta giuridica. Il signoraggio bancario è conseguente e non precedente a tale accettazione dell’uomo a lasciarsi manipolare dall’uomo. Il mondo non è cattivo. L’esistenza dei manipolatori di capitali, il denaro sporco, la tratta dei bambini, la droga S.p.A, la banca vaticana (IOR), le guerre, ecc., non sono la dimostrazione che il mondo è cattivo, ma che l’uomo non usa il pensiero mondo, cioè universale, credendosi legittimato a pensare in modo immondo.
Come nello Stato socialista la proprietà è dello Stato e non dei cittadini, così nel Super Stato del Capitalismo occulto, che è quello dei fantasmi (società anonime, persone giuridiche, ecc.) la proprietà è dello Stato dei fantasmi (società anonime, persone giuridiche, ecc.) e non dei soci. Ecco perché le banche centrali, in quanto persone giuridiche, sono fatte credere pubbliche, mentre sappiamo tutti che pubbliche non sono (sono S.p.A. con scopo di lucro). Oggi dovrebbe essere il tempo in cui la confusione tra “giuridico” ed “economico” dovrebbe essere chiarita. E ciò dipende solo dall’autocoscienza umana, cioè esclusivamente dalla consapevolezza del principio economico e sociale del minimo mezzo. Chi riesce a comprendere questo principio acquista personale sovranità. Il cittadino sovrano non viene dal mondo esterno ma dal mondo interno, cioè dalla mia percezione che per conseguire lo scopo commerciale, non è necessario alcun diritto di proprietà. Io posso benissimo suonare col tuo pianoforte e generare commercio nel locale che tu gestisci. Non ho alcun bisogno di carte di diritto di proprietà per accorgermi che tu sei il proprietario.
Dunque, dato che l'attività commerciale consiste solo nella produzione e nello scambio, è possibile produrre senza bisogno di diritto di proprietà sul mezzo patrimoniale, dal momento che la produzione è un procedimento che, creando utilità, trasforma e aumenta il patrimonio nell'interesse del proprietario (da tale interesse viene anche il mio interesse, perché suonando col tuo pianoforte e nel tuo locale sarò ricompensato).
Ed è anche possibile lo scambio, cioè vendere la cosa altrui: se io faccio il rappresentante di un prodotto non ho bisogno della carta del diritto di proprietà di quel prodotto per venderlo, perché so in me stesso che sono il rappresentante, non il produttore. L’agente immobiliare non vende case come se fossero sue (il musicista, il lavoratore, il venditore, non sono truffatori, rapinatori, assassini: la natura dell’essere umano è buona).
Non essendo necessario che il patrimonio sia di proprietà di una società, è insensato pretendere che i soci debbano spogliarsi oltre che della disponibilità del loro capitale personale (vincolando il capitale allo scopo dell'impresa) anche del loro naturale diritto alla proprietà (diritto reale). E ciò vale tanto nel perseguire lo scopo sociale, quanto per soddisfare (e quindi garantire) i creditori sociali.
La proprietà del patrimonio, essendo mezzo sufficiente ma non necessario, non può dunque essere attribuito alla società. Tutti gli utili di spettanza appartengono ai soci. E i soci lo sanno. Allo stesso modo dovrebbero sapere, cioè essere informati che dove si immaginasse la società titolare del diritto di proprietà sul patrimonio, questo diritto sarebbe completamente svuotato di contenuto. In altre parole: il socio deve divenire consapevole che la società, per la tipicità dello scopo, non è capace di interesse patrimoniale proprio, e quindi di diritti di proprietà.
Oggi invece capita proprio l’opposto ed il cittadino, associandosi, cioè acquistando azioni, è turlupinato: credendo superstiziosamente alle societarie proprietà patrimoniali, è convinto che il socio azionista, perdendo il diritto di proprietà - che viene acquistato dalla “persona giuridica” all'atto del conferimento della cosiddetta quota sociale - abbia poi in cambio il diritto di credito per una parte proporzionale del patrimonio sociale e degli utili. Niente di più falso, dato che con questa superstizione si spoglia l'azionista, turlupinandolo completamente in due fasi: nella prima fase gli si toglie la proprietà, che viene attribuita alla “persona giuridica” all'atto del conferimento della quota; nella seconda fase lo si spoglia anche del valore creditizio del titolo attraverso le oscillazioni, manovrate in borsa dalla logica delle “persone giuridiche” stesse che, fino a prova contraria, è quella del “servirsi” e non del “servire”. L'azionista così, dopo essere stato spogliato della proprietà del capitale, abbandona definitivamente il proprio patrimonio nelle mani del sistema bancario, che è appunto il sistema delle “persone giuridiche” per eccellenza, giuridicamente agenti senza responsabilità nel pelare i “polli”, cioè persone in carne ed ossa, scientificamente persuase dalle scuole elementari fino alle università, ad essere illimitatamente responsabili e succubi rispetto a dette “persone giuridiche” da responsabilità limitate per legge! In altre parole: illimitatamente responsabili e succubi ai "Signori" del "signoraggio". E ciò può avvenire oggi solo in quanto il principio economico e sociale del minimo mezzo è surrettiziamente fatto entrare nelle coscienze come fattispecie giuridica, monopolio giuridico, mentre di fatto è essenzialmente un talento umano, generatore di economia e di cultura sane.

Via 23ª = 27-50

Protezione, nutrimento e concretezza

Capacità di proteggere, di custodire e di preservare, alimentando e sostenendo se stessi e gli altri (esagramma 27). Si tratta di un potere altruistico che abbisogna del necessario crogiuolo (esagramma 50) per la misura regolatrice, appunto, di questo senso di partecipazione alle esigenze altrui. Prendersi cura degli altri significa poi anche prendersi cura delle leggi e delle norme che regolano la convivenza sociale affinché essa risulti conviviale, non necessariamente attraverso l’essere "poliziotti” del “sociale”, ma certamente attraverso una certa vigilanza sugli aspetti conviviali dell’organismo sociale, in modo da fare emergere al meglio equilibrii collettivamente validi. Senza il crogiuolo (esagramma 50) regolatore degli angoli della bocca (esagramma il 27), o senza la presenza di effettiva capacità di nutrire, il prendersi cura degli altri avverrebbe in modo esagerato o esageratamente formale o ideologico, cioè senza necessariamente segure gli altri dal punto di vista pratico-materiale.

Via 24ª = 28-38

Il fenomeno primordiale della scienza sociale

Sapere per che cosa combattere è la superiorità di chi è grande (esagramma 28). Opporsi, contrapporsi (esagramma 38) alla “bastian contrario” (“bastian” significa catenaccio di chiusura del portone, ed è detto di persona che contraddice per sistema) è invece inutile chiusura. Con misure violente tu sai che non si ottiene niente. Ugualmente, comprendere il senso della realtà come fa il grande giocatore d’azzardo, assumendo ogni rischio, porta a lottare ostinatamente da una preponderanza ad un’altra, rischiando di combattere a vuoto in una sola direzione. La combattente nata che è in te, sa di essere vincente nella misura in cui sa indirizzare la contrapposizione a propositi positivi, e in modo da valutare se vale o no la pena di combattere. In questa valutazione consiste il tuo potere, la tua capacità maggiore.
Attraverso via sperimentale è possibile accorgersi che l’opposizione è una caratteristica della vitalità di ogni essere umano: se concentri lo sguardo per 6 o 7 secondi in un punto centrale grigio circondato da elementi di altro colore, sperimenti poi sulla superficie bianca l'apparizione sospesa dello spettro di colori opposto (per l’esperimento pratico: http://digilander.libero.it/nereovillarisponde/sul_problema_del_male.htm). Ciò significa che nell’occhio rimane tanto l'impressione di immagini colorate, quanto quella delle immagini dello spettro opposto; in tal modo puoi intuire la vitalità della rétina. È dunque la vitalità umana ad invitare all'opposizione e a produrre - attraverso l'antitesi - la totalità. Questa dinamica vitale riguarda anche la lotta fra socialità ed antisocialità continuamente presente non solo nel cosiddetto "spirito di contraddizione", ma in ogni possibile dialettica, ed è proprio in questa lotta che si esprime ciò che Goethe chiamava il FENOMENO PRIMORDIALE DELLA SCIENZA SOCIALE.

Via 25ª = 29-46

Dire "Sì" e riuscire dove altri falliscono

Riuscire dove altri falliscono, lo scoprire, lo spingersi oltre, l’amore del corpo, la sensualità, l'essere determinati, il dire di sì, il provare... Tutto ciò è il coraggio dell’abissale (esagramma 29), cioè di “precipitare dentro”, lanciarti in un’impresa, provare, anche senza sapere dove questa prova ti condurrà. Tutto ciò caratterizza la tua notevole capacità di rischio dell’ignoto.
Andare fino in fondo ad un’esperienza per valutare attraverso il rischio anche "brutte sorprese" impone la necessità di discernere fra esperienze che è bene provare ed esperienze che sarebbe meglio non provare. Con l’ascendere (esagramma 46) questo problema è risolto in quanto le incognite diminuiscono attraverso il vantaggio del piacere di osare. Ecco perché non conosci la paura di spingerti nell’“oltre”: l'al di là delle aspettative e l'amore della perfezione di ogni esperienza, positiva o negativa che sia, sono per te come le facce di una stessa medaglia.
Ciò vale anche per le esperienze sessuali e riguarda anche l'amore per la bellezza fisica del corpo. Ciò che per te conta è l'esperienza dello scoprire. E questo può conferirti tanto grandi successi proprio là dove altri falliscono, quanto grandi fallimenti dove gli altri riescono. Ma in te, tale ascendere testimonia comunque sempre la bellezza del coraggio che fa dire "Sì, proviamo".

Via 26ª = 30-41

Capacità di felicità emergente

È la capacità di strutturare la propria felicità facendola emergere. Desiderare, in quanto brama, è sorgente di problemi emotivi. Desiderare molte cose contemporaneamente, mescolando sogno e realtà secondo le dinamiche [rappresentate nel tuo oroscopo dal rapporto fra Nodo Lunare Sud prenatale (esagramma 30) e Giove natale (esagramma 41), vale a dire dalle forze basilari preordinate alla tua evoluzione e dalle qualità della tua anima cosciente] ti offre la possibilità di riconoscere con chiarezza il tuo bisogno di pazienza e di prudenza nel decidere, e soprattutto di mettere a fuoco un singolo desiderio per volta. Senza questa “minorazione” (esagramma 41) si anelerebbe costantemente e calorosamente al nuovo in ogni campo, per es., attraverso sentimenti, fantasie, ed eccitazione (esagramma 30) col rischio di portare l’irrequietezza o l'ansia a sfociare in confusione di pensiero nella misura in cui si desidera cambiare ma non sai come e cosa cambiare.
Questo potere, essendo connesso al concetto di felicità, è implicitamente legato a quello di verità. Alla felicità si arriva attraverso la verità, perché la verità fa liberi, in quanto è essenzialmente amore di natura spirituale. Inteso come gioia di esistere, questo potere è inganno in quanto desiderio di vita, sostituito alla vita stessa. Vera è invece la felicità intesa come gioia di essere, quella che l'interiorità conosce, sperimentando le sensazioni come elemento incorporeo contenuto del (e nel) corporeo: contenuto che non ha niente a che vedere con lo strumento corporeo mediante cui si manifesta, essendo in realtà esperienza interiore dell'io: normalmente ignorata. Le sensazioni non sono ingannevoli. Ingannevole è il deliquio dell'anima in esse. La gioia del deliquio è la voluttà di evadere, o di dormire, di evitare la lotta, o di sfuggire la responsabilità, eludendo la disciplina interiore (Tolkien, quando lo accusavano di scrivere letteratura di evasione, diceva di fare attenzione alla distinzione fra la diserzione del guerriero e la sacra fuga del prigioniero. Questa distinzione non si impara di certo nelle scuole di Stato, in quanto dalle scuole elementari fino alle università, tutto è strutturato a formare coscienze imprigionate nello statalismo, per il quale esiste solo la “diserzione del guerriero”, cioè quella di colui che rinuncia alla realtà codificata. La fuga del prigioniero è invece qualcosa di sacro non perché si rinunci alla realtà codificata ma perché si sappia quando fuggirne, dopo averne verificato la consistenza astratta, vale a dire cartacea, meramente formale, anziché organica e vitale). Come la gioia del deliquio, così la gioia “sociale” della scuola di Stato, si assume comunemente come gioia di esistere. Nella realtà però questa gioia prepara regolarmente il dolore: è una gioia ingannevole perché ignora il proprio reale contenuto, il quale è indipendente dai sensi. Vera funzione di questo contenuto è alimentare l'interiorità umana, non la sua dipendenza dai sensi. Raramente la felicità è gioia pura: tuttavia può ogni volta essere resa pura, dove si identifichi il suo risuonare interno come processo in sé non sensibile. Solo in questo caso essa diviene alimento dell’interiorità e della vita. L’essere umano è portato a fraintendere la propria felicità nella misura in cui la considera interiore anche se legata ai sensi. Ciò è dovuto al fatto che l'attuale vita mentale della gente è fondata sul sistema nervoso, ed è perciò priva di coscienza dell'elemento metafisico del pensiero: elemento che si estrinseca dialetticamente mediante processi nervosi cerebrali, pur essendo in sé indipendente da questi! Ecco perché, dipendendo regolarmente dai sensi, la sua felicità è sempre il presupposto al dolore. Questo suo errore in merito alla felicità non è errore in quanto sensazione, ma in quanto sensazione che schiavizza la sua interiorità: prepara inevitabilmente il dolore, in quanto apre l'interiorità a dinamiche che non sono in accordo con la sua essenziale natura, anzi l’avversano. Gli avvenimenti che appaiono dolorosi come fatti esteriori, sono sempre suscitati da dolore di cui l'interiorità necessita come del correttivo della condizione effimera della gioia basata sui sensi, nella quale la gioia autentica, come evento dell'interiorità, è esclusa. Ma cos'è escluso in realtà qui? È escluso l'io.
Questa tua capacità di strutturare la tua felicità facendola emergere è pertanto gioia di essere, coincidente con la gioia di servire o di esprimere il divino, intimo all'anima. Infatti, quando la gioia non è identica alla gioia di servire il divino, è preparatrice del dolore. La gioia di esistere, per la contraddizione che reca in sé, è la continua preparatrice del dolore, necessario all'anima a scoprire il contenuto soprasensibile di cui viene di continuo privata nel sensibile. La gioia fisica, sempre cercata, non è mai veramente posseduta, perché il suo senso ultimo è che la si possieda metafisicamente. Detto nei termini più prosaici delle attuali politiche, la brama della materia - cioè lo "sbavare" come cani per la materia, o per la “finanziaria”, la polvere bianca, l'erba, o un paio di tette, ecc. - non è mai appagata, perché l'interiorità umana cerca la sua consistenza in sensazioni che di continuo la eliminano, così che essa lo cerca nell'ulteriore sensazione, in cui nuovamente la perde! E perde tale consistenza proprio cercando di afferrarla in sempre nuove sensazioni, appunto mediante una brama che via, via, rafforza se stessa. Non si tratta di vietarsi la normale gioia dei sensi e la spontanea immersione in essa, ma di riferirla ogni volta allo sperimentatore vero: l’io, al cui interno è il divino. Il godimento, che è normalmente la via dell'animalizzazione dell'uomo, può dunque divenire veicolo dello spirito. Veicolo realmente magico! La divino-umanità si esercita, con determinate sensazioni di gioia, a estrarre da esse il moto puro dell'anima: la dinamica della luce di vita, secondo l’arte reale della spagiria. La dea ed il dio della divino-umanità sanno apprendere tale arte, che è quella di separare il contenuto di luce delle sensazioni dal deliquio sensuale, che è la continua distruzione di tale contenuto. Oggi tutti i sintomi storici, parlano a favore dell'esigenza di pervenire al più presto ad assetti sociali in cui il talento umano sia la vera moneta, il manas, la manna reale, proveniente dal capo umano (testa umana), e dal capitale che ne proviene come spirito sintetizzato. In fondo i soldi non sono altro che sintesi, pensiero umano, spirito umano, sintesi che rappresentano tutto quello che si può comprare, eccetto la felicità, capitale reale.
Il denaro, da strumento di benessere per l'uomo, diviene sempre di più il tiranno, nella misura in cui fa sorgere brama (di denaro), che è la prima forma di tirannia. Da qui la paura (di restare squattrinati), seconda forma di tirannia. E ancora da qui fa sorgere la concorrenza (per i posti ben pagati), terza forma di tirannia. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in nome della malintesa felicità dell’uomo è la quarta forma di tirannia. Da qui le varie “realtà codificate” dalla cosiddetta "globalizzazione" alla cosiddetta "mondializzazione", di per sé sintomi di malattia mentale: il pensiero di voler globalizzare il globo o di voler mondializzare il mondo sono follia tautologica del potere e dello sfruttamento economico a vastissimo raggio, quinta forma, anzi quintessenza mondiale della tirannia.
Nella società astratta, l’astratto domina il concreto, e ciò dipende da errori culturali, “realtà codificate”, schemi artificiosi, moralmente eterodiretti, cioè gestiti da volontà esterne all’uomo. Allora l'essere umano perde la sua libertà, e diventa ingranaggio di un grande “meccanismo” le cui finalità non può più controllare. Ciò lo porta a situazioni di infelicità derivate dal fatto che le motivazioni delle proprie azioni non risiedono all'interno della sua coscienza, ma in fattori esterni i cui presupposti tende a non voler verificare.
Questo tuo potere dunque è molto importante. L'io è l'artefice della propria felicità. E la capacità di strutturare la propria felicità, facendola emergere, è capacità dell’io. In tale contesto l’atto intuitivo è, per te, il contributo personale al generarsi continuo del tuo io, e contemporaneamente della tua forza d'amore, che poi ti fa uscire da se stesso, facendoti agire nel mondo esterno.

Via 27ª = 32-54

Via 27ª = 32-54 (in fieri)

Via 28ª = 35-36 (in fieri)

Via 30ª = 39-55 (in fieri)

Via 31ª = 42-53 (in fieri)

Via 32ª = 64-47

Attività interiore
L’attività interiore umana può essere concreta o astratta, razionale o emotiva, maschile (cioè prevalentemente intellettuale) o femminile (prevalentemente immaginativa, ispirativa, e intuitiva).
Per esempio, se io affermo che l’uomo è animale in quanto mammifero della specie animale, la mia affermazione è astratta, dato che in astratto è vero che l’uomo appartiene alla specie animale. Però solo grazie a un contenuto di pensiero concreto posso sapere perché la chiocciola si trovi ad un gradino di organizzazione più basso rispetto al leone, ed il regno animale più basso rispetto al regno umano.
Altro esempio: in base a sperimentate paure traumatiche, cerchiamo regole in grado di preservarci da esse, e come nei tempi passati l’antico soldato doveva portare l’elmo, così nei tempi attuali il motociclista deve portare il casco e l’automobilista mettersi le cinture di sicurezza prima di partire. Quando però le emozioni hanno in noi il predominio, il più delle volte si genera confusione, e ciò nella misura in cui assillanti pressioni mentali(1) generano - nonostante i tentativi di razionalizzare e dare un senso alle nostre esperienze - strutture astratte di pensiero, poggianti su rappresentazioni mentali obsolete o anacronistiche. Da qui l'esigenza interiore di accettare la pressione mentale, sviluppando maggiore pazienza al fine di dare maggiore concretezza al nostro pensare. L’insufficienza di serenità e di costanza rendono infatti il pensiero debole, non solo in senso individuale, ma portando poi all’esaurimento tutto l’organismo sociale: “tempi di miseria sono il contrario del successo. Ma essi possono condurre al successo se si incontra l'uomo adatto. Se un uomo forte è assillato, egli rimane sereno nonostante il pericolo, e questa serenità è la base di successi ulteriori. È essa la costanza che è più forte del destino”(2).
Un esempio classico di “esaurimento” dell’organismo sociale dovuto a pensiero debole, o “pensiero esaurito”, fu quello della crisi economica americana del ’29, da cui gli USA uscirono solo “grazie” alla seconda guerra mondiale.
Un altro esempio classico è quello del tempo attuale, storicamente connesso agli eventi di Bretton Woods: quando la seconda guerra mondiale non era ancora terminata, il 1° luglio 1944, i delegati di 44 Stati, tutti i Paesi che si battevano contro il nazifascismo tranne l’URSS, si riunirono a Bretton Woods, una piccola località del New Hampshire, con l'obiettivo di stabilire regolamenti economici per un nuovo sistema monetario internazionale post bellico, che scongiurasse il ripetersi della disastrosa esperienza storica del periodo successivo alla prima guerra mondiale.
Il sistema di Bretton Woods, che durò per un periodo di oltre un quarto di secolo, durante il quale la vita economica prosperò come non mai (era il tempo del cosiddetto bum economico), funzionò senza intoppi soprattutto lungo tutti gli anni Cinquanta, in cui la Federal Riserve americana finanziò il processo di ricostruzione delle economie europee e giapponese attraverso ingenti prestiti di dollari e movimenti di capitale a breve e lungo termine. Poi però iniziarono nuovi problemi, costituiti dalla carenza di dollari in relazione alle necessità di espansione del commercio internazionale. Infatti, dato che la produzione di oro cresceva molto più lentamente della crescita in valore del commercio internazionale, la domanda del dollaro come mezzo di pagamento internazionale era in continua crescita.
Perciò gli USA incominciarono a stampare cartamoneta come se piovesse, dato che in base alle “furbe” dinamiche della cosiddetta riserva frazionaria e del signoraggio ciò era possibile. Infatti col signoraggio si può “pagare le merci importate semplicemente stampando moneta, senza alcuna contropartita reale")(3). E con la riserva frazionaria si può decuplicare magicamente una somma come ridere.
Oggi tali dinamiche - che sono appunto un esempio di pensiero astratto, generatore di carestia concreta in tutto l’organismo sociale, costituiscono la norma.
La massaia questo “lo sa” perché lo percepisce continuamente ogni volta che va al mercato, però non ne conosce le dinamiche, così come non può conoscerle il cittadino scientificamente rapinato e scientificamente persuaso ad essere schiavo: l’attività interiore della cittadina intuisce infatti che non ci vuole grande immaginazione o ispirazione per accorgersi che il pane aumenta di prezzo rispetto a ieri; l’attività interiore del cittadino crede nella possibilità di risolvere il problema economico e sociale attraverso il livello intellettuale mediante il quale gli appare inquadrato dal suo partito politico. Oltretutto, entrambi, cittadina e cittadino, essendo schiavi, cioè costretti a lavorare per mangiare, non hanno il tempo materiale per studiare alla radice la questione, e sudano tutto il giorno per portare in banca rarissimi risparmi, sempre più impossibili, dato il costo della vita.
Ecco dunque l’importanza di delineare le dinamiche della riserva frazionaria e del signoraggio alla luce dell’attività interiore umana, affinché mascolino e femminino siano integrati e non disintegrati dai problemi sociali. La “riserva frazionaria” è infatti alienazione essenziale fattasi convenzione sociale, in quanto riguarda DENARO FINTO. Fino a quando il cittadino non fa CHIAREZZA INTEGRALE IN SE STESSO su questa alienazione, “il sistema”, ovviamente, gli mangia pian piano tutti i suoi sudati risparmi.
Il processo per cui le banche prestano DENARO FINTO, caricandolo di interessi e indebitando tutti, non riguarda solo le banche emittenti, ma tutte le banche. Per comprendere ciò, occorre partire da lontano, quando la valuta era costituita da pietre preziose, oro, pepite, ecc. Per ragioni di sicurezza, si cominciò a depositare queste rarità presso chi disponeva di banchi blindati, adatti a custodirle, cioè presso gli orafi, che emettevano, per esse, ricevute cartacee (note di banco, onde il termine “banconote”). In tal modo si poteva “barattare” meglio ogni mercanzia, ritirando, quando necessario, parte dei propri depositi (spostare tutto quell’oro sarebbe stata infatti un’operazione molto poco pratica). Perciò si cominciò lentamente ad accettare come valuta quelle ricevute, sulle quali iniziò poi ad apparire la scritta “Pagabile a vista al portatore”. E fin qui, tutto bene.
La percezione però insegnò ben presto ai gestori dei banchi una costante: ognuno prelevava sempre e solo una “frazione” dei propri averi. Da qui il ragionamento truffaldino: “Perché allora non “prestiamo” certificazioni (denaro) a chi non possiede oro, tassandole di interessi aurei?”. La truffa avrebbe potuto essere scoperta solo in presenza dell’improbabile concomitanza di due fatti: che si fossero emesse troppe certificazioni, e che tutti i clienti si fossero contemporaneamente presentati per scambiarle con l’oro. Perciò si cominciò ad emettere banconote (di possesso aureo) in eccesso rispetto alla quantità dell’oro effettivamente custodito (per farsene un’idea: se l’intera Italia fosse oggi ceduta ai banchieri come risarcimento del debito, ci vorrebbero diverse “Italie” per saldarlo completamente). La maggior parte di banconote prestate si riferì sempre più ad oro inesistente. Per esempio: il corrispettivo in oro di tutta la valuta che girava per il mondo nel 1995 ammontava ad un corrispettivo di ben 75 MILIONI DI TONNELLATE, ma tutto l'oro del mondo non supera le 200 MILA TONNELLATE! Dato che parlare per numeri è meno efficace che parlare per immagini, la proporzione è di TRECENTOSETTANTACINQUE ad UNO. Immagina dunque il valore di 375 case in rapporto ad UNA sola casa, ed hai il rapporto valuta-oro del 1995!
Questo è di fatto il sistema bancario attuale che controlla il mondo!
E i governi sommersi fanno mostra di affannarsi disperatamente per pagare interessi su denaro che non è mai esistito, non esiste, e mai esisterà.
Questo è il centro del problema da risolvere. Non si tratta dunque di votare un cameriere dei banchieri piuttosto che un altro cameriere dei banchieri.
Per ogni 1000 euro che il risparmiatore deposita i banca, la banca “presta” e carica di interessi almeno 10.000 euro, e ciò grazie al sistema sistema esponenziale detto “riserva frazionaria”, che implica che basta blindare, cioè assicurare realmente, una “frazione” (un decimo circa, appunto) dei depositi bancari totali, o “riserve”, e nessuno si accorge di niente!
Insomma, in nome della salute economica data dalla “circolazione” monetaria, si fa circolare ciò che non c’è, creando moneta fasulla (virtuale): le banche contano sul fatto che quei depositi non verranno mai richiesti (pretesi) da tutti i risparmiatori contemporaneamente. Se ciò avvenisse, tutto il sistema andrebbe in tilt, dato che nessuno potrebbe ritirare alcunché.
Ecco perché nella maggior parte dei paesi in cui le banche sono istituite, ci sono regole o leggi che permettono ad un istituto bancario di chiudere i battenti se troppi risparmiatori esigono indietro i loro soldi tutti insieme.
In sintesi, la banca crea denaro dal nulla, scrivendo solo cifre sullo schermo di un computer, ed una grossa fetta delle tue tasse va alle banche per pagare l’interesse su denaro creato in questo modo.
Ma le tasse non dovrebbero forse servire per alleviare davvero la povertà e la fame di tutti? Se tutto il sistema monetario fosse modificato per servire il popolo sovrano e non le banche, tutte le tasse non avrebbero più ragione d’essere. Avremo una “decima” giusta, e non al contrario (signoraggio su “finto denaro”). Il raggiro è completato dal fatto che se rimani indietro nel pagamento degli interessi su denaro - che non esiste -, la banca può prenderti l’auto, la casa ed altri beni - ricchezze che esistono.
In definitiva chi porta denaro in banca non lo vede più. Può solo credere di averlo. Tutto si basa su fede o fiducia in un credito inesistente.
Per verificarlo prova oggi stesso a dire alla tua banca che vuoi prelevare tutto il tuo conto corrente. Subito ti accorgi che è impossibile, in quanto il fattore “tempo” - denigrato dai detrattori dell’idea poundiana del denaro datato - ora diventa massimamente rispettato. Così è diventata convenzione sociale che il pagamento di interessi su “prestiti” bancari risucchi la ricchezza reale del pianeta.
Di chi è allora la colpa allora se si pensa debole e le nostre tasche sono vuote?
“Chi si lascia spezzare interiormente dall'esaurimento non ottiene successo”(4).
D’altra parte è impossibile pretendere l’ordine nell’organismo sociale prima del compimento(5) di esso nell’attività interiore. “Ricondurre il mondo dallo scompiglio all’ordine è un compito grande pieno di responsabilità”(6). I politicanti del PIL (prodotto interno lordo) sono responsabili del calcolo del PIL? Responsabile significa “capace di dare responso”.
Dunque delle due l’una o il calcolo del PIL è scientifico, e allora dovrebbe essere alla portata del cittadino che voglia pazientemente verificarlo, oppure il PIL è il PIL-ASTRO DELLA TRUFFA, su cui si basa il signoraggio degli attuali signori della cartamoneta degenerata, che genera tempi di miseria, di assillo e di esaurimento in tutto l’organismo sociale. Infatti solo attraverso il pensiero debole si può accettare che il PIL sia l’oculato calcolo dei signori creatori della moneta dal nulla.
Riassumendo l’esempio di attività interiore astratta e di dominio sul concreto: il 15 agosto 1971, Nixon annunciò a Camp David la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. L’abrogazione degli accordi di Bretton Woods svincolò il dollaro dal cambio con l'oro. Questa data (agosto 1971) costituisce una pietra miliare nella storia del denaro: è il momento cruciale per comprendere la vera natura della moneta. Da allora, infatti, il denaro è definitivamente svincolato da ogni relazione con l'oro. Da allora, i paesi hanno continuato a stampare denaro, fondandolo senza una base “solida”, cioè sul nulla, che hanno chiamato PIL ma solo per mascherare la truffa, dato che fino al 1971 tutti gli economisti erano concordi nell’affermare che il calcolo del PIL è un’impossibilità scientifica.
L’attività interiore del pensiero debole è dunque, fino a prova contraria, truffaldina, dato che prestare denaro è una prerogativa del proprietario, e la banca emittente è per legge dichiarata proprietaria del denaro all'atto dell'emissione, anche se dal 1971 continua ad emettere denaro senza alcuna garanzia di riserva.
La strategia di dominazione dei mercati è basata sulla confusione, deliberatamente preordinata nella coscienza del cittadino, tra i due concetti di valore creditizio e valore convenzionale. La non consapevolezza della differenza fra valore convenzionale e valore creditizio permette a poche famiglie di furbi guerrafondai di dominare il mondo e schiavizzare il popolo esattamente come ai tempi di Iside e delle piramidi: spacciando sottoforma di titolo di credito il valore convenzionale, il sistema bancario consegue lo scopo di appropriarsi dei valori convenzionali prodotti dalla collettività, in quanto è chi accetta una convenzione che crea la convenzione stessa, e quindi è la collettività che, accettando la moneta come unità di misura e mezzo di pagamento ne crea e ne conserva il valore, e, di conseguenza, ne dovrebbe detenere la proprietà.
La disintegrazione dell’organismo sociale è opera esclusiva del pensiero debole. La soluzione è l’integrazione della sua forza.
L’attività interiore debole si rafforza nella misura in cui l’elemento femminino (livelli: immaginativo, ispirativo, ed intuitivo) ed il mascolino (livello intellettuale) si integrano.
“Perciò in tempi di bisogno è opportuno essere INTERIORMENTE FORTI ed esteriormente di poche parole”(7).
Il rafforzamento del pensare attraverso la reintegrazione delle sue parti (femminino e mascolino) è un compito che precede il compimento del vero ordine dell’organismo sociale: “è un compito che promette riuscita, visto che sussiste una meta capace di unire le forze divergenti”(8).
Occorre solo procedere con pazienza e con la necessaria accortezza,
capace di tendere l'orecchio ad ogni scricchiolio del “sistema” e di ricercare con cura dei punti di forza sempre più sicuri. Ecco perché “nei tempi prima del compimento [dell’ordine sociale] ponderazione e prudenza sono le condizioni necessarie per il successo”(9).
Il tentativo di mettere insieme tutti i puzzle delle nostre esperienze per dare così il senso alla nostra vita si rivela a volte opprimente, soprattutto se non si impara ad avere pazienza. Invece, tramite l'esperienza della pazienza, si può raggiungere, al di là della confusione, il concreto pensare universale.
Grazie alla pazienza, l'impulso ad agire prima del compimento dell’ordine sociale, può trasformarsi in attività interiore concreta, vale a dire nella capacità di portare alla luce, per il collettivo, spunti realmente innovativi, come quello seguente.

Dopo aver mostrato nel precedente esempio come l’attività interiore astragga dalla realtà un debito fittizio a danno di tutto il collettivo, quanto segue è un esempio di attività interiore concreta, vale a dire: intellettuale, immaginativa, ispirativa, e intuitiva, applicata alla risoluzione di un ipotetico problema sociale costituito da debito reale.

Ipotizzando che un debito pubblico costituisca una realtà di cui si possa effettivamente prendere atto, la risoluzione dovrebbe consistere nel saldare tale debito, esattamente come si fa quando si ha un normale debito con qualcuno: si restituiscono i soldi.
L’attività interiore indirizzata a rinvenire la somma di denaro da restituire a colui che ce lo ha prestato, se è concreta, non può pensare astrattamente alle tasse. Può però convertire il moto del pensiero relativo al prelievo fiscale! Se infatti si indirizzasse tale pensiero alla massa monetaria universale, cioè all’intero capitale del popolo, anziché ai redditi individuali della cittadinanza, ci sarebbe equità fiscale universale, dato che tutti pagherebbero le tasse.
Questa attività interiore concreta è concreta, cioè pensiero organico, in quanto il livello intellettuale non si limita a prendere atto dell’iniquità dell’attuale fiscalità reddituale - iniqua in quanto costringe tutti i contribuenti (soci che contribuiscono al mantenimento dello Stato sociale), tranne i contribuenti consumatori, a scaricare le tasse sul prezzo delle merci e/o delle prestazioni -, ma integrandosi con il livello immaginativo, quello ispirativi e quello intuitivo del pensare, è in grado di trasformare la protesta intellettuale sull’iniquità della tassazione in proposta sociale su una neofiscalità universale reale. Infatti il livello immaginativo può sapere, senza averne percezione materiale, che un decimo di ciò che il cittadino guadagna può servire benissimo a compensare l’inadeguatezza di tutti gli altri cittadini che non guadagnano (essendo vecchi o malati o indisposti per altri motivi al lavoro, cioè a produrre benessere). Infatti quando immaginiamo, superiamo la dimensione spaziale, e penetriamo in quella del tempo: se per esempio io immagino un tavolo, devo rappresentarmelo, e poiché ho a che fare con la memoria, ho l'esperienza del tempo. Se invece percepisco il tavolo reale che mi sta di fronte ho l'esperienza (di tipo passivo) del mero spazio, vale a dire: sperimento il tavolo secondo logica intellettuale, che è il livello inferiore dei quattro livelli di logica (ovviamente non in senso morale).
Applicando il livello immaginativo all’intellettualismo matematico della tassazione astratta sul reddito individuale mi accorgo infatti che il pagamento universale della “decima” è ciò che ha permesso nel tempo la prosperità nell’antico popolo biblico, cioè a tutta l’umanità.
Applicando il livello ispirativo, ho la possibilità di conoscere la realtà che sta a fondamento di questa interiore logica immaginativa, e dato che “ispirare” deriva dall'analogia esistente con il processo “respiratorio” posso per esempio mostrare a me stesso che ciò che è vero per il regno vegetale attraverso la fotosintesi clorofilliana, la quale permette l’ossigenazione e la vita, può verificarsi anche a livello di economia umana, dato che nell’economia umana la moneta è il sangue da ossigenare continuamente nel tempo affinché sia vitale.



Vedi in nota la spegazione delle illustrazioni

Il livello intuitivo è quello in cui tu ti accorgi che puoi stare col tuo io dalla parte della risoluzione del problema (psicologico, o sociale, o monetario, ecc.) anziché dalla parte del problema di cui prendi intellettualmente atto.
Come la parola “io” può essere sempre pronunciata e spiegata come qualsiasi altra parola, però la si può sperimentare nella sua realtà solo per riferirsi a se stessi, allo stesso modo il problema sociale diventa risolvibile nella misura in cui lo risolviamo attraverso il nostro io individuale. Nessun altro, infatti, può chiamarci io. Per chiunque, noi siamo un tu e gli altri sono un tu per noi. Questo perché viviamo tutti e assolutamente dentro di noi. Mediante il livello intuitivo della logica possiamo essere, proprio come accade con l'io, in tutte le cose e in tutte le creature, dunque anche nel problema da risolvere e nella risoluzione dello stesso. È una questione di scelta e/o di libertà questa: o si sta dalla parte del problema, oppure si sta dalla parte del suo superamento. L'uomo è capace di amore vero e universale solo se, distinguendo fra il suo io fisico ordinario e il suo io superiore, sceglie le dinamiche di quest’ultimo per rapportarsi ai suoi simili.
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NOTA ESPLICATIVA SULLA "FOTOSINTESI" MONETARIA: Come la fotosintesi è un processo che traspare nel verde delle foglie capaci di immagazzinare energia solare liberando ossigeno e sosanze nutritizie, allo stesso modo il prelievo fiscale potrebbe essere un procedimento trasparente: nel complesso fogliare, inteso come "polmone monetario" dello Stato di diritto, capace di immagazzinare capitale (massa monetaria universale) liberando "talenti" in forma di moneta per tutti, e talenti in forma di creatività per il nutrimento culturale della società. Attraverso la "respirazione" dello Stato così risanato nel diritto, si ottiene "acqua" ed "anidride carbonica": l'"acqua", cioè la "liquidità", rende possibile il continuo "ricambio" metabolico sociale della cultura. L'anidride carbonica (sostanza ben solubile nell'acqua) è il prodotto ultimo dei processi respiratori di tutti gli organismi viventi. In senso sociale, è una percentuale annua, l'antica "decima", che potrebbe regolare una NEOMONETA, datata affinché non avveleni più l'economia. Il processo ultimo dell'attività statuale (ultimo non solo in senso teleologico ma anche in senso temporale, in quanto uno Stato anacronistico, o fuori dal tempo, non potrà più adottare, appunto, una "moneta a tempo", e dunque non dovrà mai più occuparsi di una logica diversa dalla sua, la quale fino a prova contraria è quella che compete al diritto: per il governo, la sicurezza, la giustizia amministrativa, ecc., non per il mercato. Dovrebbe insomma essere capace di garantire solo la trasformazione della velenosa moneta-debito nella vitalità della moneta-credito, socializzabile come reddito di cittadinanza (RDC) e diritto alla vita, attraverso una moderna e non anacronistica concezione del prelievo fiscale. Infatti, gli unici uomini, legittimati a prendere decisioni in campo monetario, dovrebbero essere i produttori di beni economici, con esclusione di qualsiasi altro soggetto: perché solo coloro che sanno produrre beni, immettendoli sul mercato e attribuendovi un prezzo (dichiarandosi con ciò disposti a cedere una certa quantità di prodotto contro una certa quantità di moneta) sanno anche introdurre reale moneta nell'organismo sociale, creando l'unica base necessaria e sufficiente per la nascita del valore vero dei soldi.
(1) Kkunn, L’assillo (l’esaurimento), in “I King (Il libro dei mutamenti)”, Ed. Astrolabio, Roma 1950.
(2) L’assillo (l’esaurimento), in “I King”, op. cit.
(3)
http://www.rifondazione.it/statosociale/pdf/030627economia5.PDF
(4) L’assillo (l’esaurimento), in “I King”, op. cit.
(5) Ue tsi, Prima del compimento, in “I King (Il libro dei mutamenti)”, Ed. Astrolabio, Roma 1950.
(6) Ibid.
(7) L’assillo (l’esaurimento), in “I King”, op. cit.
(8) Ue tsi, Prima del compimento, in “I King”, op. cit.
(9) Ibid.

7.4.06

MANDALA ASTROGENETICO

Ordine zodiacale "I-KING" 64 codoni DNA

Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
25.3 = 00°16'30" ARIETE = arginina = CGA
25.4 = 01°12’45” ARIETE = arginina = CGA
25.5 = 02°09’00” ARIETE = arginina = CGA
25.6 = 03°05’15” ARIETE = arginina = CGA
17.1 = 04°01’30” ARIETE = arginina = CGC
17.2 = 04°57’45” ARIETE = arginina = CGC
17.3 = 05°54’00” ARIETE = arginina = CGC
17.4 = 06°50’15” ARIETE = arginina = CGC
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21.2 = 10°35’15” ARIETE = arginina = CGG
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51.2 = 16°12’45” ARIETE = arginina = CGU
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51.5 = 19°01’30” ARIETE = arginina = CGU
51.6 = 19°57’45” ARIETE = arginina = CGU
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42.2 = 21°50'15" ARIETE = leucina = CUA
42.3 = 22°46'30" ARIETE = leucina = CUA
42.4 = 23°42'45" ARIETE = leucina = CUA
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03.1 = 26°31'30" ARIETE = leucina = CUC
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03.4 = 29°20'15" ARIETE = leucina = CUC
Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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02.2 = 14°20’15” TORO = fenilalanina = UUU
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08.6 = 29°20'15" TORO = fenilalanina = UUC
Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
20.1 = 00°16'30" GEMELLI = leucina = UUA
20.2 = 01°12’45” GEMELLI = leucina = UUA
20.3 = 02°09’00” GEMELLI = leucina = UUA
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16.1 = 05°54’00” GEMELLI = cisteina = UGU
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45.1 = 17°09’00” GEMELLI = cisteina = UGC
45.2 = 18°05’15” GEMELLI = cisteina = UGC
45.3 = 19°01’30” GEMELLI = cisteina = UGC
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45.6 = 21°50'15" GEMELLI = cisteina = UGC
12.1 = 22°46'30" GEMELLI = stop opale = UGA
12.2 = 23°42'45" GEMELLI = stop opale = UGA
12.3 = 24°39'00" GEMELLI = stop opale = UGA
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
15.3 = 00°16'30" CANCRO = serina = UCU
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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Esagr. e linea - Segno - Aminoacido - Codone
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25.1 = 28°24'00" PESCI = arginina = CGA
25.2 = 29°20'15" PESCI = arginina = CGA